I. La casa.
Tu stai sul divano, è sera, premi a ripetizione il terzo telecomando, quello della tv satellitare. Hai i piedi gonfi, che liberi da scarpe nere e calze blu. Li guardi da lontano, poi da vicino. Pensi, che piedi gonfi che ho. Si vedono le arterie e le vene in quell’effetto verdastro simile ai fiumi visti dall’alto.
Il tuo salotto era già ammobiliato: un tavolo, le gambe di metallo, il piano in vetro; un tappeto, la fantasia di strumenti da maniscalco stampati su uno sfondo rosso; un divano letto matrimoniale, che quando l’hai visto hai pensato, finalmente potrò ospitare gli amici che vengono a trovarmi; una piantana con paralume in tessuto, che tieni accesa solo nei fine-settimana, per festeggiare; un camino elettrico da 2000W, con la regolazione dell’effetto fiamma, che alzi al massimo nei giorni festivi, e che essendo dotato di rotelle può essere spostato in qualunque ambiente dell’appartamento, ma tu questa cosa non l’hai mai fatta; poi insieme a tutti gli oggetti e soprammobili che possono essere notati, ma che disponi in modo che l’ospite non si accorga subito della loro presenza che, decentrata, documenta la tua indolenza rispetto all’usufrutto delle cose e la tua splendida pinguedine, c’è il televisore, color plasma 42 pollici, che hai pagato con uno sconto del 25%.
II. L’ufficio
Tu prendi l’ascensore tappezzato a terra da una moquette bordeaux e di metallo rigato a scalanature sulle quattro pareti che t’accompagnano al lavoro. Le postazioni sono segnalate da monitor bianchi ancora spenti perché nella sala riunioni c’è un briething. Il responsabile capo sta per spiegare, quando tu entri alzando la mano in segno di scusate per il ritardo non volevo interrompere ma ora sono qui il regolamento interno ai nuovi arrivati. Che sono: un uomo su i 50, magro e stretto di spalle che il cranio sembra spuntare come un tubero rugoso, che muove distrattamente la gamba sinistra, con un effetto di vibrazioni simile al terremoto nel Belice su un lampadario di cristallo e ottone; una donna sui 35 dall’aria infelice, tradizionali espressioni della donna che sa di aver sbagliato scarpe, in postura da pastore tedesco fedele e cinico; un ragazzo di 24 anni che chiamerà a fine giornata la madre, dicendole di aver capito bene cosa vuol dire lavorare, coi capelli stirati dal masso di Polifemo, la camicia indossata da una donna di Botero, lo sguardo da pane azimo.
III. Il cibo
Di giorno mangi senza appetito per via di questo buco a cui dai il nome rabbia, incline a stropicciarti l’intestino, perciò solo roba secca presa da un fornaio che pare sempre contento di vederti. Esci dall’ufficio alle 18 meno cinque, così t’avvantaggi sul traffico. Ascolti la radio ma non ti piace e guardi gli altri nelle macchine che guidano come se andassero all’ultima cena. Tu non hai nessuna fretta. Solo fame di cibo che immagini di dividere. La questione è complessa perché ti piacerebbe condividere la cena con qualcuno ma sai che le poche volte che succede l’intestino si stropiccia come di giorno e allora guidi anche te, come se andassi all’ultima cena, col cuore che inghiotte sangue.
IV. Il sesso
Il sesso è importante. Ti riconcilia con la pelle. Tu ne fai tanto, non c’è dubbio. Per il resto tutto bene. Le cose non cambiano se non lo vuoi. Per es. i biscotti sono nel terzo cassetto, sotto quello delle posate e prima del cassetto degli strofinacci. E preferisci la pioggia, così ogni tanto piangi. Ti tocchi, piangi.
V. La doccia
La cosa che pensi spesso sotto la doccia è che la fai prima di andare a lavoro e dopo essere tornato a casa dal lavoro. Pensi infatti che la doccia sia l’inizio e la fine di una normale giornata lavorativa. Ogni tanto, sotto lo scroscio d’acqua tiepida che schiacci con i piedi e le bolle e tutto il resto, pensi che ti farebbe bene non farla. Ma non hai mai provato.
VI. Il mare
Uno di quei ricordi fotografici di cui hai cercato di liberarti, ma che sono archiviati sotto la parola mare nei tomi che vengono continuamente rispolverati da tua madre. La spiaggia è vuota, c’è l’ombrellone rosso della campari che tuo padre ha infilato nella sabbia con una rabbia da trivellatore di pozzi che ti fa sudare. Tua madre legge un libro che si chiama, “Come ti sei fatta imbrogliare con la scusa che era gentile e ti apriva la portiera, ma tu non sapevi che era figlio dell’autista privato di Fanfani”. Tuo padre ti impone l’arcaico rito delle bocce. Si infila gli occhiali. Si inumidisce un dito e controlla la direzione del vento. Si stende lungo sulla sabbia e calcola l’angolatura delle dune. Poi dice, tira. Tu lo fai, e questo è il ricordo del mare.
VII. L’inverno
L’inverno è più o meno così: tu stai sul divano, è sera, premi a ripetizione il terzo telecomando, quello della tv satellitare.
VIII. Gli amici
Se è vero che “si ha il diritto di giudicare un uomo dall’effetto che produce sugli amici” tu prima arrossisci poi vorresti sputarti nelle mani come nei film di Enrico Maria Salerno e stringere la mano a quelli che ti sorridono.
IX. I colleghi
Pensi, per quanto riguarda te e i colleghi, “di avere mediocre intelligenza, come la maggior parte degli italiani, ma di averne abbastanza per capire di non essere molto intelligente”. Perciò non te la prendi se loro fanno quello che fanno. In fondo, credi “che la loro più grande invenzione sia appunto quella, della loro intelligenza”.
X. Le donne
Sarà alta un metro e sessantacinque, avrà gli occhi scuri, anche se li preferiresti grigi, avrà il seno piccolo, le braccia corte, le gambe forti. Ma non lo fai per lei. L’hai deciso mentre guardavi un canale satellitare che parlava dell’importanza di piacersi. Che in pratica se uno si piace poi piace anche agli altri. Allora non lo fai per lei, che non conosci. Lo fai per gli altri.
XI. Le scelte
Questa storia della pancia crescente la vorresti revisionare come ha fatto il collega Mario. Un giorno che esci dall’ufficio alle 18 meno cinque per avvantaggiarti sul traffico, cambi percorso e vai nella palestra dove non va il tuo collega Mario. Entri, e appena varchi la soglia vaporosa pensi che forse sarebbe meglio tornare a casa perché stasera c’è L’ultimo dei Mohicani in tv che da quando lo trasmettono tu non ti perdi una replica. Ma ti iscrivi e parli con Enzo, l’istruttore che credi di riconoscere come comparsa di Jurassic Park.
XII. Il lavoro
Hai stabilito di non dire niente ai colleghi e vedere se loro fanno il primo passo, ma ecco che c’è il briethin’ e il capo dice che sono previsti degli esuberi.
XIII. L’immagine
Nelle ultime settimane fai sesso e doccia con più piacere e a volte salti anche la cena e cammini più leggero, e non arrosisci quando Enzo, l’istruttore della palestra, ti fa i complimenti per gli sforzi e la volontà. E pensi che in fondo la tua immagine forse sta cambiando.
XIV. La palestra
Il primo mese hai fatto una preparazione al lavoro vero e proprio e hai conosciuto, durante le ore di sudore una signora, Lucia, che ha sessantaquattro anni e tre figli, a cui stai simpatico. Enzo ti ha consigliato il ciclo base, con lo spinning, il tapis roulant, gli esercizi a corpo libero e qualche seduta di pilates. Hai conosciuto altre signore, tra cui una Maria, una Francesca e una Carla. Ogni tanto, quando vai nello spogliatoio maschile pensi al momento in cui la tua immagine sarà cambiata, e sudi molto volentieri.
XV. La pancia
Hai nascosto i tre telecomandi e ti sei imposto di cambiare canale dal televisore, perché hai calcolato un km e 500 metri a serata di passeggiata tra il divano e l’apparecchio. La pancia non è che stia diminuendo però Enzo ti ha detto che ci vuole molto lavoro e che lui saprà ricambiarti di tutti i dolori che hai quando ti svegli la mattina per andare al lavoro. Poi, improvvisamente, i dolori scompaiono.
XVI. Gli incontri
Una sera, mentre stai uscendo dalla palestra con Lucia, Maria, Francesca e Carla, vedi una donna che sarà alta un metro e sessantacinque, gli occhi scuri, il seno piccolo, le braccia corte, le gambe forti. Si chiama Anna e lo stai facendo per lei.
XVII. I risultati
Enzo ti ha misurato la circonferenza della pancia che è diminuita di 3cm, ti ha sorriso, ti ha dato una pacca sulla spalla, e hai pensato che prima o poi lo inviterai a casa con le amiche della palestra. Il collega Mario ha detto che ha dovuto smettere di fare palestra per un soffio al cuore ed altre complicazione. Tu per la prima volta ti sei sentito un po’ più forte, e quando sei tornato a casa hai mangiato molto tonno. Con Anna, che poi hai scoperto che è la figlia di Lucia, parli molto all’uscita dalla palestra, visto che lei viene sempre a prendere la madre, e forse hai anche notato, ma non sei sicuro, che i suoi occhi a volte diventano grigi.
XVIII. L’epilogo
Tu non lo sai perché ti sei sentito poco bene e nessuno ti ha telefonato a casa ma gli esuberi sono stati comunicati e tu non ci sei. Quindi sei un elemento importante della struttura in cui lavori. Ma nonostante il malessere stasera hai deciso di andare comunque in palestra. Enzo ti ha controllato la pressione e poi avete fatto i pesi, non molti, ma abbastanza, visto che Enzo ti ha detto che sei pronto.
Tu non lo sai perché era molto tempo che non ci pensavi, e non hai avuto che qualche secondo per pensarci ma avevi la mente offuscata come nei film di Schwarznegger quando è stato colpito e sbanda con le mascelle titubanti da una parte all’altra della camera. Solo che lui si rialza. Sorride. E poi diventa governatore della California. Tu no.
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