Prosa in poesia del pomeriggio che c’è la pioggia e poi il buio
febbraio 20th, 2012 § 1 commento
Prosa in poesia del pomeriggio che c’è la pioggia e poi il buio
Siamo stati amici, amanti,
abbiamo mangiato i felafel insieme,
mordere la crosta e bagnarla nell’humus,
abbiamo cantato Tenco nei giorni di grigia,
abbiamo fatto l’amore con i candelabri barocchi appesi al soffitto,
siamo stati cattivi,
siamo stati buoni,
una volta abbiamo soccorso un tizio che sanguinava sulla Casilina,
era solo ubriaco,
non voleva ambulanze,
voleva dormire,
una volta abbiamo salvato un passerotto,
c’era una bambina con gli occhi grigi,
non vedeva l’ora di schiacciarlo,
tu l’hai preso e hai detto, no,
il passerotto poi ha cagato per mesi a casa di tua madre,
e cagava sul frigorifero, sul tavolo, sui limoni profumati.
Siamo stati giovani nei pomeriggi che invecchiavano,
abbiamo bestemmiato guardando spettacoli che non valevano un cazzo,
abbiamo riso in faccia agli arroganti,
abbiamo coperto le pareti di verde acido,
una volta abbiamo preso un lavabo e lo abbiamo attaccato ad una delle pareti,
abbiamo vissuto in case strane,
in una c’era un tizio che curava i gatti, segregandoli,
in un’altra c’erano i vicini grassi, lei aveva gli occhi chiari e ci piaceva.
Abbiamo corso, siamo stati pazzi vicino a un lago dove tuo padre si nascondeva,
io vestivo di nero e il tuo ex olandese disse che sembravo tutto nero.
Aveva ragione.
Abbiamo camminato a lungo con un genio.
Lei urlava “Libera”, e Libera urlava di rimando.
Abbiamo conosciuto grandi attori e grandi coglioni.
E ogni volta siamo stati insieme, deriderli o riconoscerli, era uguale.
Lo facevamo insieme.
Abbiamo amato certi libri. Tu non li leggevi tutti.
Dicevi che lo avresti fatto.
E leggevi i miei scarabbocchi.
Lo facevi sempre.
Questo mi commuove.
Questo commuove le dita.
Questa è la fine di una storia, una storia lunga, una storia storta.
Si finisce ma si inizia di nuovo, sempre