La febbra
febbraio 7th, 2012 § 1 commento
La febbra è com
e quei tunnel spazio-temporali che hai visto nei film di fantascienza. O come la teoria degli orgoni di Reich. La febbra è un tumulo di ricordi che ti accappona la pelle, quella pelle cambiata, indurita, che ora copri con certi stracci che ti sembrano più belli. Tu non capisci niente di stracci, e neanche di bellezza. « Leggi il seguito di questo articolo »
Il primo giorno che torni a casa non è mai una passeggiata
agosto 20th, 2011 § 3 commenti
Il primo giorno che torni a casa non è mai una passeggiata
Se dovessi stilare una lista di nomi di cose, dei nomi delle cose che orbitano intorno alla mia esilità (a essere sinceri l’ho già stilata più volte, in questi giorni, e ho anche appurato che le liste stilate al buio, nel proprio letto, con le dita dei piedi che accarezzano le dita dei piedi, quelle sono liste che attraversano il concetto di oggettività per entrare nel mondo dell’onanismo notturno, mentre quelle stilate di giorno, tra la colazione e la cena, quelle sono liste che incutono timore e mordono le caviglie del soggetto pensante che stila liste che nessuno dovrà mai vedere) dovrei aprire molte parentesi, simili a quella che precede, e dovrei anche immaginare un modo per tenere a bada il prurito che si manifesta, certe mattine, non appena apro gli occhi che cerco di schiarirmi le idee su ciò che è successo durante la notte, per esempio, e di chi sia quel bracciale d’argento che mi ha pungolato la nuca durante il sonno incerto.
Do per scontato che molti dei lettori conoscano già le parole scritte da Perec sulle liste. E do anche per scontato che la maggior parte dei lettori ignorino con una calma da serial killer e una curiosità da soggetti in stato vegetativo permanente il nome dell’autore che ho appena citato. Perec.
Questo tizio francese amava i puzzle, gli anagrammi, le etichette dei Pernod scaduti da decenni, le storie degli appartamenti popolati da personaggi bizzarri, barocchi, perechiani.
Ma Perec è morto. Nessuno legge più Perec. Nessuno ama Perec.
Volevo parlare di ritorni e invece ho scritto di liste. Le liste sono piene zeppe di parole. Alcune sono redatte con gli imperativi. « Leggi il seguito di questo articolo »
Ricorrenze
giugno 23rd, 2011 § Lascia un commento
La bambina aveva lo stomaco gonfio, la fronte bruciava come un fornello appena spento, il colore delle labbra cinereo.
La madre chiese al padre di fermarsi.
Dove?, chiese il padre.
Da qualche parte, fermati da qualche parte, disse la madre.
Ora?, chiese il padre.
Sì, disse la madre.
Erano fermi, ora, immobili. Le tracce lasciate dagli pneumatici precedenti tagliavano la strada sterrata.
Chiama qualcuno.
In un paese straniero, immersi nella polvere di una strada sterrata straniera, con un navigatore che parlava una lingua straniera, quasi arrivati alla casa straniera, nella città straniera, pronti per il lavoro che lo stato straniero permetteva loro di svolgere, mamma e papà inziarono a piangere.
Papà più forte di mamma.
Un acquario a colori
giugno 23rd, 2011 § Lascia un commento
A fine anno suo padre e sua madre annunciarono che si sarebbero separati.
Sua sorella smise di fare i compiti, lasciò il quaderno aperto sul tavolo, smise di masticare la piccola gomma rosa della matita e fissò a lungo il televisore spento.
Lui chiese al padre perché lasciava la madre e alla madre perché lasciava il padre.
È la vita, dissero entrambi.
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Qui dove non sono ancora stato
giugno 7th, 2011 § 1 commento
Qui dove non sono ancora stato
Non c’è modo di dimenticare al tramonto. Il tramonto brucia la carta che hai tra le dita, infila ripetutamente la sua luce nei tuoi anfratti acquosi. Sbircia nel passato. Muove correnti che portano la notte. Gabbiani pasciuti e ancora affamati. Porta il suono dell’acqua irrigata nei giardini, accompagna il ciabattare di uomini di mezza età, camicia sbottonata dal primo al quarto bottone, maniche ripiegate con la cura del giorno, del farsi vedere.
A quest’ora lui si mangia i denti e guarda le pieghe della birra nel bicchiere. Gli amici, una setta di romantici ubriaconi, feriti e pieni di segatura, usciti di casa da poche ore, prima che il cielo si trasformasse in un acquario tropicale.
La scorta del primo ricordo lo colpisce con un upper-cut. Il mento è perfetto. Sale. Scende. Una leggerissima scossa d’assestamento. E di nuovo la stessa posizione. La birra gialla nel bicchiere, il tramonto sulla testa profumata, i piedi nudi sul terrazzo.
Da qualche parte Dies Irae. Ovunque la terra gira e insieme sta ferma.
Non sono ancora stato qui, dice la targa che mi porto in fronte. Non sono ancora stato qui, dove dovevo andare. Dove dovevo cambiare. Le cose che dovevo cambiare non sono facili da spiegare. Il lettore ha bisogno di spiegazioni. Le richiede. Smania per averne. Tra estremi aneliti. Così il mattino dopo l’uomo guarda ancora lo stesso bicchiere, i piedi nudi sul pavimento grigio seppia, la scia del liquido giallo incrosta le pareti di vetro. Dies Irae scomparso dai timpani, ma sognato nella notte fresca. La pioggia a intervalli regolari. Grondaie gocciolanti.
L’uomo guarda il fantasma che tocca la teiera mentre lui versa caffè bollente nella tazzina sbeccata. Sbeccata. Motivetti floreali. Strisce blu. Calzini. Indossare calzini.
Così, perché il lettore lo esige, succede qualcosa. Il fantasma dice di smetterla con i ricordi, smettila con i ricordi, dice il fantasma. « Leggi il seguito di questo articolo »
ASSENZE – script di una mostra di Maurizio Prenna
maggio 3rd, 2011 § 2 commenti
Mutazioni
1)
Sembra difficile da capire, ma Darwin ti ha cambiato la giornata. Dopo, quando hai posato lo sguardo sulle panchine e sulle ombre dei corpi seduti, li hai visti con un altro spirito: come scheletri rotondi dipinti di carne, immobili, mentre l’aria attraversa le ossicine. Ecco, hai pensato a quanta bellezza può esserci in una giornata darwiniana come quella.
2)
L’acqua è fredda, il fondo oscuro, lontano.
Lì, strati di corallo rosso disegnano un percorso a forma di L.
Qui, banchi di pesce guidati da tonni salgono in superficie e salutano il sole.
Uccelli partiti in volo da scogliere bianche cadono in picchiata nell’acqua piena di pesci.
Questo è il ciclo che accade in un tempo infinito, lunghissimo, se lo paragono alla vita di mia nonna.
Stralcio del cap. XVI del romanzo quasi terminato
marzo 12th, 2011 § 1 commento
Era il 29 giugno 2009. La notizia riportata su un quotidiano romano diceva, «Roberto Micheletti ha deposto “manu militari” il legittimo presidente dell’Honduras, Manuel Zelaya. I dimostranti hanno bloccato i centri nevralgici del paese. Le manifestazioni contrarie al golpe crescono di ora in ora».
Luis immaginò l’asciugamani del presidente, le molecole ruvide che ne riempivano il tessuto, l’inerzia con cui si lasciavano strofinare, il rossore di certi parti del corpo come le ascelle e il petto, le cosce e i glutei.
Immaginò i capelli persi dal presidente durante la doccia, sotto lo scroscio d’acqua calda, capelli scivolati da un angolo all’altro per essere poi risucchiati da un vortice lento, e li vide resistere aggrappati alla superficie.
Stralcio dal romanzo quasi terminato
marzo 11th, 2011 § 1 commento
Dev’essere così: un giardino senza terra come quello può esistere solo in certe terrazze, in città densamente abitate, vivo nei vasi e nei sottovasi, nelle craste di tufo, nelle anfore d’argilla traforata, un giardino popolate da zanzare tigre e scarafaggi volanti, un giardino di Roma.
Oleandri, rose selvatiche, pomodori San Marzano, pomodori ciliegino, pomodori verdi, limoni, pini, magnolie, cespugli di bacche verdi o rosse o anche gialle, fichi neri, fioroni, piante dal fusto tozzo di cui non si sa il nome, peschi, ciliegi, peri, ortensie, aromi che da un filo di radice diventano rami popolosi, e quindi alloro, salvia, rosmarino, e molti (una decina forse) gerani, e molte altre piantine distribuite sulla superficie di 65 mq.
E’ ora di ricordare (un mio articolo uscito su il manifesto il 20-04-2010)
febbraio 19th, 2011 § Lascia un commento
Il link della trasmissione andata in onda ieri pomeriggio su fusoradio.net…
febbraio 11th, 2011 § Lascia un commento
..in cui Luigi Tabita legge tre miei monologhi da “CASI”:
http://www.fusoradio.net/ascolta_flash.asp?fn=http://mirror.fusolab.net/~saverio/fusoradio/6810.mp3
1° monologo dal primo minuto;
2° monologo dal 35° minuto;
3° monologo dall’84° minuto.
L’estate, agosto, un piccolo lago, la musica classica
febbraio 5th, 2011 § Lascia un commento
Immagina un lago, un piccolo lago, un anello bianco intorno al lago, molecole d’acqua appese all’anello. E un paese di venti case
devi immaginare, intorno al lago, sotto un monte rugoso, davanti ai pontili che resistono con le gambe nel liquido misterioso.
Immagina i lampioni di notte, il colore che ingoia gli angoli, un unico banco di nebbia tremante che nasconde le case, il bar, il negozio verde, il pergolato giallo, l’edicola.
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Natale, fuoco e schiuma
gennaio 7th, 2011 § Lascia un commento
Da piccolo c’erano due cose che non mi piacevano affatto, due su tutte:
il riposino pomeridiano e i centri commerciali. « Leggi il seguito di questo articolo »
Io e nonno Darwin
dicembre 12th, 2010 § Lascia un commento
Oggi è domenica, sul calendario c’è scritto fine marzo, inizio primavera. Fuori la tramontana soffia forte, il sole è tiepido, i turisti sono inebetiti dal cibo e dalle lunghe camminate. Roma è deserta, nonostante i cinquemila partecipanti alla maratona. Hai visto tre ambulanze piene, mentre raggiungevi Via Nazionale. Le finestre dei palazzi sono chiuse, la luce abbraccia il disegno delle panchine vuote. In Piazza Vittorio, prima di salire verso la Stazione, hai notato affollamento su i prati e sopra i gradini e nelle fontane secche. Tutta gente dell’Est e cinesi e gente con la pelle scura e coppie che si tengono la mano e mangiucchiano pezzi di crackers salati. Hai attraversato la piazza, hai proseguito verso Santa Maria Maggiore e lì hai tagliato per Via Cavour e quando sei arrivato su i Fori Imperiali hai cambiato idea: allungando un po’ la strada ti sei diretto verso il Palazzo delle Esposizioni. « Leggi il seguito di questo articolo »







