L’orrore ti fa a pezzi
maggio 3rd, 2012 § Lascia un commento
1998. Guatemala.
Quattro uomini escono dalle loro case prima dell’alba. Il primo vive in una strada di case bianche e cancelli grigi. Il secondo vive in una villa su una collina, da dove può vedere i quartieri poveri dove le case sono bianche e i cancelli grigi. Il terzo vive fuori città, in un capanno per gli attrezzi, accanto a un lago artificiale dove abbondano le carpe. Il quarto non si sa dove viva. « Leggi il seguito di questo articolo »
L’autunno è una merda
novembre 9th, 2011 § 1 commento
Gli alberi restano sempre, pensa l’uomo guardando l’erba che cresce e aspetta il sole per bruciarsi, e poi di nuovo crescere e gelare.
Gli alberi hanno visto tutto. Le coppie farsi largo al buio. I bambini correre. I cani pisciare. Gli alberi sono quello che sono.
Il circo, per esempio, il circo è andato via, anche quest’anno, come sempre, da quando lui ha memoria di averne. Il circo arriva con la nebbia e se ne va con il buio. « Leggi il seguito di questo articolo »
Leggi i MAI MORTI, una rubrica di morti mai morti – solo su www.terranullius.it
ottobre 29th, 2011 § 5 commenti
http://www.terranullius.it/home/index.php/rubriche/43-mai-morti/149-mai-morti-marco-lupo.html
MAI MORTI consiste in tre brevi coccodrilli di morti suicidi o morti di fame o morti di noia o morti perché non c’era bisogno di andare oltre. I tre morti, affrontati in non più di 15 righe ciascuno, sono bastardi del tempo che hanno vissuto, figli di una letteratura minore. Sono famosi o non lo sono. Sono esistiti o non lo sono. Sono scrittori o imbianchini, sono stati punti neri sulla scacchiera bianca o sono stati al margine, non importa. Ciò che importa, dei mai morti, è che il loro spirito striscia nelle nostre carcasse biodinamiche, urla nei nostri incubi, ci cura e ci maledice.
I mai morti sono i vivi di allora, quello che noi saremo per i vivi di poi.
Quando viene Katrina
ottobre 3rd, 2011 § 3 commenti
Da un p
aio di settimane ho conosciuto Katrina. È piuttosto bionda, ha la pelle bianca, gli occhi verdi, sembra una bambola di ceramica. Con Katrina ci vediamo tutte le sere alle ore 20. Per me sono le ore 20, per lei è giorno, credo. Katrina è russa, di Mosca. Ma parla molto bene l’inglese. Non ne ha bisogno, ma quando vuole lo sa parlare. Io ho un po’ di difficoltà. Noi italiani siamo scarsi con le lingue. Lo dice pure Katrina, che di italiani ne ha conosciuti tanti.
Katrina ama la musica italiana che mi chiede sempre di inviarle. A me piace molto il punk polacco e Katrina me l’ha procurato. Sono solo due settimane che ci conosciamo, ma è come se ci conoscessimo da sempre. Siamo molto intimi. Perché ci tocchiamo, ci guardiamo. A Katrina piace molto il mio dingo. Io adoro la sua spilla. È una spilla rossiccia che sembra un piccolo vulcano piatto. Katrina mette continuamente il dito nella spilla. Ci gioca mentre la guardo dalla web cam. « Leggi il seguito di questo articolo »
RITRATTI BREVI SCHIFOSI
settembre 21st, 2011 § Lascia un commento
24 agosto 1999, Lecce, ore 23:15
Si chiama Carla, così si faceva chiamare. 27 anni, come tutti quelli che sono morti a ventisette anni perché erano famosi e suonavano davanti a folle oceaniche e davanti a folle sporche di fango e davanti a una folla fottutamente strafatta. Così è stato per Carla. « Leggi il seguito di questo articolo »
Riflessioni di un custode di condominio in attesa che passi qualcuno
settembre 13th, 2011 § 1 commento
Riflessioni di un custode di condominio in attesa che passi qualcuno
Lo spazio tra la testa e il cielo può essere intervallato da superfici di nome soffitti. Non perché come pensano i romani, ma perché gergalmente, in latino volgare, si diceva suffictus, cioè conficcato, a proposito di penetrazioni, e il soffitto è una penetrazione, in quanto superficie conficcata appunto tra la testa e il cielo.
« Leggi il seguito di questo articolo »
Aleksandr Danilovič Grinberg (1885-1979) – il fotografo condannato a 5 anni di lager per pornografia
agosto 27th, 2011 § Lascia un commento
Questa è la storia di un fotografo. Una storia del corpo, dell’immagine del corpo. La rappresentazione del corpo.
L’immagine che diventa rappresentazione di un popolo, propaganda, motore e specchio distorto di un regime che fa di ogni linguaggio un’arma. Era Stalin. Era Mussolini. Era Hitler. Era Oggi.
Dentro la grande storia, nel mosaico di piccoli uomini che si cagano addosso se la diarrea li attacca, nel compendio che ogni essere umano impara presto ad usare, ogni piccola storia ha valore, qualsiasi storia ce l’ha. Oggi come ieri. Come l’altro ieri. « Leggi il seguito di questo articolo »
Ricorrenze
giugno 23rd, 2011 § Lascia un commento
La bambina aveva lo stomaco gonfio, la fronte bruciava come un fornello appena spento, il colore delle labbra cinereo.
La madre chiese al padre di fermarsi.
Dove?, chiese il padre.
Da qualche parte, fermati da qualche parte, disse la madre.
Ora?, chiese il padre.
Sì, disse la madre.
Erano fermi, ora, immobili. Le tracce lasciate dagli pneumatici precedenti tagliavano la strada sterrata.
Chiama qualcuno.
In un paese straniero, immersi nella polvere di una strada sterrata straniera, con un navigatore che parlava una lingua straniera, quasi arrivati alla casa straniera, nella città straniera, pronti per il lavoro che lo stato straniero permetteva loro di svolgere, mamma e papà inziarono a piangere.
Papà più forte di mamma.
Un acquario a colori
giugno 23rd, 2011 § Lascia un commento
A fine anno suo padre e sua madre annunciarono che si sarebbero separati.
Sua sorella smise di fare i compiti, lasciò il quaderno aperto sul tavolo, smise di masticare la piccola gomma rosa della matita e fissò a lungo il televisore spento.
Lui chiese al padre perché lasciava la madre e alla madre perché lasciava il padre.
È la vita, dissero entrambi.
« Leggi il seguito di questo articolo »
E nessuno poteva fermarla
aprile 26th, 2011 § 2 commenti
C’era stata la pioggia infinita, due anni prima. Le pareti segnavano 30 centimetri di acqua. La linea nera della muffa diceva cose importanti.
Il padre, la madre e la figlia avevano cercato di salvare i mobili alti comprati qualche mese prima, il lungo bancone in legno, la macchina del ghiaccio che non era mai entrata in funzione, i frigoriferi parcheggiati nell’angolo destro, vicino all’ingresso, la cassa digitale. Tutto era stato contaminato. Il padre chiamò un tizio che aveva un furgone. La madre chiamò il fratello, un tipo in pensione che faceva l’imbianchino per arrotondare un po’.
270 gradi al forno
aprile 22nd, 2011 § 3 commenti
Stai preparando un antipasto misto:
ricicli pachino da una pila di tramezzini, riempi il fondo del piatto di foglie di lattuga, prendi una manciata di olive, spieghi quattro fette di crudo, dure e incartapecorite; la manopola della temperatura del forno segna i 270.
Sudi, e t’asciughi col dorso della mano. Non hai guanti, perché sono finiti. La lavastoviglie ha smesso di sterilizzare una ventina di piatti piani. Li sistemi nelle mensole metalliche, due sono in basso, alla tua destra, la terza è in alto, alla tua sinistra.
La radio trasmette un pezzo dei Police. Ogni tanto camerieri e cameriere entrano nel tuo regno, svuotano i resti nel contenitore dell’organico. Hai appena ricevuto una comanda: 3 porzioni di patatine fritte, due hamburgher, una pizza quattro formaggi.
Giocatori
aprile 19th, 2011 § Lascia un commento
In agosto il paese era vuoto, deserto come certe tele del Turner, col cielo un po’ confuso che cade sulla terra e la velocità del calore che provi a calcolare mentre attraversi la strada.
Il paese in quei giorni assomiglia di più all’idea che ti facevi da piccolo, su come non dovrebbe essere il posto in cui vivi.
Tu, il basso e quell’altro giocate a calcio in una piazza dove c’è un distributore di benzina abbandonato da tre anni e un monumento ai caduti della Grande Guerra, con gli elmetti i cavalli la lista dei morti e le bandiere tricolore sfilacciate, indifferenti allo scirocco che spira caldo, umido.
Il basso sta in porta, indossa le ginocchiere di sua sorella Anna, che ogni tanto andate a vedere quando gioca a pallavolo alla palestra della scuola media Ugo Foscolo, dove nell’atrio c’è un busto del poeta che ha i capelli lunghi e una bella faccia con le basette lunghe.
I migliori anni della nostra vita
aprile 2nd, 2011 § Lascia un commento
L’adolescenza è tragica perché tu sei sempre in attesa che succeda qualcosa.
L’adolescenza sei tu che aspetta che succeda qualcosa.
L’adolescenza sei tu che aspetti che succeda qualcosa.
Perché è tragico che tu aspetti qualcosa mentre l’adolescenza sei tu che aspetta che succeda qualcosa e sei sempre in attesa che l’adolescenza non sia più tu.
Favola per mio fratello
marzo 29th, 2011 § Lascia un commento
C’era un periodo della mia vita in cui inventavo storie per mio fratello Andrea, due anni, soprannominato Gorbaciov per via di una voglia rossa sulla fronte. Questa è la storia che preferiva:
per la popolazione che abitava la regione del Culbercaz, i Dughirak, le uniche porte comunicanti con il sottosuolo erano i vulcani. Perciò, una volta all’anno, ogni 1576 giorni (l’equivalente di 4 anni nel nostro emisfero), lo sciamano, che nella lingua dei Dughirak si chiamava Saldimvanc, sceglieva in una notte senza stelle il prescelto, che nella lingua dei Dughirak si chiamava Fotfot, il quale veniva calato nella bocca del vulcano prima che il sole ne scaldasse la cima.
La passione
febbraio 28th, 2011 § Lascia un commento
Mi chiamo Mario e conservo le immagini di ogni apparizione in tutti i luoghi del mondo, le fotografie dei viaggi esclusivi, la testa piegata di un uomo che sa parlare con gli animali.
Le sue pantafole profumate di incenso, che una volta ho cercato di comprare per mio sfizio e che invece non sono del papa ma di un qualsiasi uomo.
Ho un assortimento di interventi e frasi importanti, degne di essere ricordate per l’eternità. Questa, è inutile nascondercelo, è un’epoca di alienazione atea e materialista, e quelle pantofole significano molto per me.
La signora Renzi (da “Interni”)
febbraio 19th, 2011 § Lascia un commento
La signora Renzi è appena uscita dalla doccia. Lo sanno tutti.
Sanno che è uscita dalla doccia per via della luce.
Il vicinato s’arricchisce le pupille guardando nelle scale filtrate dai merletti appesi al vetro.
Loro sanno che è nuda, sicuri che anche la signora sappia.
Quindi, tutti sanno della sua nudità. Tranne il marito, che indossa un abito di fresco lana e lavora fino a tardi.
La signora Renzi sa che il marito tarderà. E come tutte le sere, lo precederà qualcun altro. Nelle lenzuola, nel battito di piedi.
A piccoli passi (uno short molto batailliano)
gennaio 18th, 2011 § Lascia un commento
La vita delle formiche è molto interessante.
Se uno ha tempo da perdere le formiche sono incredibilmente affascinanti.
I bambini lo sanno meglio degli adulti, e le addestrano alla sopravvivenza.
Le formiche, infatti, sopravvivono a tutto.
« Leggi il seguito di questo articolo »
Che cazzo di cane
gennaio 16th, 2011 § Lascia un commento
Furti
gennaio 9th, 2011 § Lascia un commento
Le erano saltate le orecchie.
« Leggi il seguito di questo articolo »
La guerra
dicembre 11th, 2010 § Lascia un commento
Mia madre aveva appeso l’accappatoio sull’angolo dello specchio. Era un segnale.
Mio padre aveva telefonato. Mia madre aveva risposto. L’avevo vista ascoltare la sua voce di catarro. Stavo giocando a PLAYSTATION, era appena esplosa un’autobomba, avevo due morti e 6 feriti. Dovevo arretrare sulla linea di un viadotto. Mia madre disse di farmi una doccia. C’era sangue dappertutto. Mi riusciva difficile vedere i cecchini, che s’erano piazzati sui tetti dei palazzi cadenti. Chiesi un rinforzo via mail. Due tank per creare una linea di sbarramento. Mio padre entrò e disse che voleva sapere se avevo finito i compiti. La risposta via mail del comandante Coleridge non era affatto positiva. « Leggi il seguito di questo articolo »













