Racconti usciti su Scrittori precari, Doppiozero, Pastiche, Cadillac
maggio 27th, 2012 § Lascia un commento
Su Scrittori precari:
- Carta taglia forbice (racconto frammentario diviso in tre parti):
Parte prima – I paragrafi della terza persona:
1;
2;
3;
4;
5.
Parte seconda – I monologhi della prima persona:
6;
7;
8;
9.
Parte terza – I dialoghi delle persone:
10;
11;
12.
- Storia del giudizio universale così come l’ho visto io;
Su Doppiozero:
- Napoli – Buenos Aires – Tor Pignattara.
Su Pastiche:
Su Cadillac:
- Fottuto Mengele (giù uscito su Scrittori precari).
Racconti usciti su TerraNullius
maggio 27th, 2012 § Lascia un commento
L’orrore ti fa a pezzi
maggio 3rd, 2012 § Lascia un commento
1998. Guatemala.
Quattro uomini escono dalle loro case prima dell’alba. Il primo vive in una strada di case bianche e cancelli grigi. Il secondo vive in una villa su una collina, da dove può vedere i quartieri poveri dove le case sono bianche e i cancelli grigi. Il terzo vive fuori città, in un capanno per gli attrezzi, accanto a un lago artificiale dove abbondano le carpe. Il quarto non si sa dove viva. « Leggi il seguito di questo articolo »
Fottuto Mengele su Cadillac #2
aprile 30th, 2012 § Lascia un commento
Da oggi è possibile acquistare in anteprima “Mai Morti” sul portale di Dissensi edizioni. Sarà in libreria solo da metà maggio, approfittate!
aprile 12th, 2012 § Lascia un commento
http://www.dissensi.it/content/libri/mai-morti.html
Mai morti è a cura di Marco Lupo e Luca Moretti
Prefazione di Giancarlo De Cataldo
Illustrazioni di Veronica Leffe « Leggi il seguito di questo articolo »
Un mio racconto inedito sul quinto numero di Pastiche – L’orrore ti fa a pezzi
marzo 24th, 2012 § Lascia un commento
Capitolo II del romanzo mai pubblicato, mai proposto
marzo 12th, 2012 § Lascia un commento
Ad agosto la stazione sembra la macchina di Turing, un luogo che assomiglia al futuro negli anni del passato.
Un posto che racconta dove andiamo. Che ci dice anche dove siamo stati.
Per lui è rimasta quasi intatta come nei fotogrammi dei film neorealisti che vedeva da bambino e lo annoiavano e qualche volta però lo spaventavano e che adesso invece non si vedono più. « Leggi il seguito di questo articolo »
Istruzioni per una casa in cui vorrei abitare – Cronache dalla terra degli esseri che cercano casa
marzo 4th, 2012 § 3 commenti
Da piccolo immaginavo il destino. Lo guardavo dalla grande stanza seicentesca, con la grande finestra sul giardino, con il grande freddo che ghiacciava le strade e azzoppava gli ottuagenari, nella piccola città di nome Heidelberg, con un grande castello di pietra rossa scalfita dai cannoni francesi, nella regione della Valle del Reno, nella Germania ancora divisa da un muro che faceva saltare la gente sul vuoto minato. Ero piccolo, ero stupido. Non sarei cambiato. Immaginavo il destino. Guardavo il cavaliere blu. Giuditta e Oloferne. L’uomo che guarda la valle coperta di nebbia. Il destino mi sorrideva. Avevo tutta la vita davanti e non conoscevo Virzì. « Leggi il seguito di questo articolo »
Eclissi – un mio inedito su www.terranullius.it
febbraio 14th, 2012 § Lascia un commento
«Lui si spezza la schiena nei ristoranti tristi del litorale, in quei locali vuoti e languidi d’inverno e intermittenti d’estate. Li riconosci dai parcheggi in terra battuta e dalle tettoie di canne gialle che il vento fa sbattere sui pali d’acciaio. D’estate i grandi acquari piazzati nelle terrazze si riempiono di pesci grigi. La gente si siede e indica un pesce. Il padre chiede al figlio di imitarlo. Così tutti indicano i pesci, e i pesci boccheggiano prima di morire.»
Leggi il racconto: http://www.terranullius.it/home/index.php/racconti/269-eclissi-marco-lupo.html
Capitolo I del romanzo mai pubblicato, mai proposto
febbraio 1st, 2012 § 2 commenti
Il treno correva sui binari d’Italia, 
l’Italia razzista e credulona,
l’Italia con il telecomando in mano,
l’Italia ingombrante, carica di monumenti e opere e storie,
l’Italia in recessione culturale,
l’Italia delle fabbriche che chiudono,
Repubblica fondata sul lavoro e scissa per volontà parlamentare,
l’Italia dei neonati che succhiano diossina,
l’Italia che non c’è spazio per i morti, dove il posto al cimitero costa quanto l’anticipo di un monolocale,
l’Italia degli sprechi, degli affitti assurdi, « Leggi il seguito di questo articolo »
Il mio amico Carlo Carli
dicembre 11th, 2011 § 1 commento
Una volta io e il mio amico Carlo Carli eravamo molto amici. Dicevamo sempre “l’altra sera non sai cosa è successo” e “poi com’è andata a finire l’altra sera?” e uscivamo dalle case popolari in cui i nostri genitori si erano riuniti con altri genitori per esercitare il diritto alla casa, quello che secondo i nostri genitori era un diritto universale e inalienabile, proprio come le nostre uscite serali, proprio come i nostri discorsi pieni di racconti e carichi di arrotondamenti. (continua se digiti sul link)
http://www.terranullius.it/home/index.php/racconti/178-il-mio-amico-carlo-carli-marco-lupo.html
La nostra cara vita
novembre 5th, 2011 § 1 commento
La nostra cara vita
«Fu uno di quei matrimoni dove il costo della cerimonia e del ricevimento viene iscritto al passivo, e da allora continui a scodellare settimanalmente la tua paga per tutta la vita. E dev’essere proprio da lì che hanno preso l’idea di queste vendite a rate.»
ALAN SILLITOE – IL QUADRO DEL PESCHERECCIO
RITRATTI BREVI SCHIFOSI
settembre 21st, 2011 § Lascia un commento
24 agosto 1999, Lecce, ore 23:15
Si chiama Carla, così si faceva chiamare. 27 anni, come tutti quelli che sono morti a ventisette anni perché erano famosi e suonavano davanti a folle oceaniche e davanti a folle sporche di fango e davanti a una folla fottutamente strafatta. Così è stato per Carla. « Leggi il seguito di questo articolo »
Il corrispondente dall’estero
agosto 19th, 2011 § 1 commento
Il corrispondente dall’estero
Il fatto
Non so se fosse chiaro a tutti che quando strisciava sul pavimento, il primogenito di nome X marchiato da segni particolari distinguibili ad occhio nudo, per strada o su quei campi circolari con linee bianche che definiscono vari emicicli, non so se all’uomo che puliva i vetri della villa di fronte, o se alla madre del primogenito che potava le rose in giardino, o se alla sorella secondogenita che si depilava in cameretta con un rasoio a doppia lama usato dal padre per tagliarsi la barba qualche ora prima, non so se a nessuno di loro sia venuto in mente il disegno o la scia che lasciano i lombrichi strisciando, o piuttosto i millepiedi che sono forniti di decine di braccia che sono ricoperte da centinaia di peli minuscoli, non visibili dall’alto né dal basso, se l’osservatore è miope o astigmatico o semplicemente non bada a ciò che sta per schiacciare. « Leggi il seguito di questo articolo »
“Fottuto Mengele” – un mio racconto pubblicato da Scrittori Precari
luglio 31st, 2011 § Lascia un commento
So perché racconto questa storia. Nessun altro potrebbe.
La storia inizia con due gemelli monozigoti. Stanno giocando nella camera da letto dei loro genitori. Hanno sette anni, sono alti come la tacca segnata sul muro in cucina, sono biondi e hanno gli occhi verdi. Stanno infilando le mani nell’armadio dei genitori. Da una parte, a sinistra, ci sono i vestiti della madre, le camicette, i tailleur, le gonne. Dall’altra, a destra, i pantaloni del padre, le camicie, i pullover, le giacche. Il gemello A si sbottona i pantaloni e li lascia cadere a terra. Si infila una gonna blu. Il gemello B lo aiuta con la cerniera lampo. Il gemello A chiede al gemello B come sto? « Leggi il seguito di questo articolo »
Grondo
luglio 21st, 2011 § Lascia un commento
Grondo. Grondo. Grondo di sudore. Il sudore è acqua. Grondo. Grondo. Grondo di acqua. Ma se fosse acqua non gronderei. Starei fresca. Invece grondo. Di sudore. Acqua.
Facesse meno caldo mi lamenterei. Perché sono attratta dagli opposti. Facesse freddo mi lamenterei. Perché sono attratta dagli opposti. Mia sorella mi piace. È opposta. Apposta dico che mi piace. Se potessi avere il suo corpo, io. Mia sorella mi piace. Lei non gronda. Né di sudore, né di acqua. A lei il caldo piace. E le piace pure il freddo. A me no.
Un acquario a colori
giugno 23rd, 2011 § Lascia un commento
A fine anno suo padre e sua madre annunciarono che si sarebbero separati.
Sua sorella smise di fare i compiti, lasciò il quaderno aperto sul tavolo, smise di masticare la piccola gomma rosa della matita e fissò a lungo il televisore spento.
Lui chiese al padre perché lasciava la madre e alla madre perché lasciava il padre.
È la vita, dissero entrambi.
« Leggi il seguito di questo articolo »
Morfina – un racconto di Friedrich Glauser riscritto da Marco Lupo
giugno 11th, 2011 § Lascia un commento
Morfina
Friedrich Glauser 1932
Marco Lupo 2011
James Crumley ha scritto che saccheggiava Chandler a piene mani, e che lo diceva anche Eliot: «i cattivi scrittori copiano, i buoni rubano. Questa, lui l’aveva rubata a un poeta francese».
Tutti dovremmo fare lo stesso con Glauser. Lui ti trasporta nei manicomi, a vedere il muco incrostato su i muri, a sentire le cinghie strette del lettino, la camera di isolamento con la luce sempre accesa. Lui ti fa vedere un dito tagliato da una cesoia, in una serra dove i giardinieri lavorano duro tutto il giorno. Sudi con lui e ti succhi il sangue.
Lui scrive i suoi racconti e tu scrivi le sue perizie psichiatriche. Ti chiede, cos’è che spinge gli uomini alla costrizione, alla prigione. Lui è un pericolo per la comunità, la sua mente troppo lucida, tormentata, inibita. Lui dovresti leggerlo, e poi sentirti vivo. « Leggi il seguito di questo articolo »
Qui dove non sono ancora stato
giugno 7th, 2011 § 1 commento
Qui dove non sono ancora stato
Non c’è modo di dimenticare al tramonto. Il tramonto brucia la carta che hai tra le dita, infila ripetutamente la sua luce nei tuoi anfratti acquosi. Sbircia nel passato. Muove correnti che portano la notte. Gabbiani pasciuti e ancora affamati. Porta il suono dell’acqua irrigata nei giardini, accompagna il ciabattare di uomini di mezza età, camicia sbottonata dal primo al quarto bottone, maniche ripiegate con la cura del giorno, del farsi vedere.
A quest’ora lui si mangia i denti e guarda le pieghe della birra nel bicchiere. Gli amici, una setta di romantici ubriaconi, feriti e pieni di segatura, usciti di casa da poche ore, prima che il cielo si trasformasse in un acquario tropicale.
La scorta del primo ricordo lo colpisce con un upper-cut. Il mento è perfetto. Sale. Scende. Una leggerissima scossa d’assestamento. E di nuovo la stessa posizione. La birra gialla nel bicchiere, il tramonto sulla testa profumata, i piedi nudi sul terrazzo.
Da qualche parte Dies Irae. Ovunque la terra gira e insieme sta ferma.
Non sono ancora stato qui, dice la targa che mi porto in fronte. Non sono ancora stato qui, dove dovevo andare. Dove dovevo cambiare. Le cose che dovevo cambiare non sono facili da spiegare. Il lettore ha bisogno di spiegazioni. Le richiede. Smania per averne. Tra estremi aneliti. Così il mattino dopo l’uomo guarda ancora lo stesso bicchiere, i piedi nudi sul pavimento grigio seppia, la scia del liquido giallo incrosta le pareti di vetro. Dies Irae scomparso dai timpani, ma sognato nella notte fresca. La pioggia a intervalli regolari. Grondaie gocciolanti.
L’uomo guarda il fantasma che tocca la teiera mentre lui versa caffè bollente nella tazzina sbeccata. Sbeccata. Motivetti floreali. Strisce blu. Calzini. Indossare calzini.
Così, perché il lettore lo esige, succede qualcosa. Il fantasma dice di smetterla con i ricordi, smettila con i ricordi, dice il fantasma. « Leggi il seguito di questo articolo »
Le cose che accadono
maggio 2nd, 2011 § Lascia un commento
Le cose che accadono
Non cresceva. Gli avevano detto che sarebbe ricresciuta.
A marzo del 2011, il 4 marzo, mentre i nati in Pesci festeggiavano compleanni e rispondevano agli auguri su facebook, quel giorno lui misurò il vuoto che sostituiva la mano. Niente.
Uscì sul portico che suo padre aveva costruito con premura, prima di morire in un incidente domestico. Il marmo del pavimento bianco e nero, le mattonelle sporche di sabbia subsahariana. Un tavolino da giardino rovesciato su un fianco. Il dondolo scartavetrato in agosto. Un cestino di plastica, blu, con dentro delle cesoie, le cesoie di suo padre. Quel 4 marzo lui iniziò una nuova vita. Imparò a potare i rami e in seguito lesse qualche manuale di botanica e infine diventò un giardiniere, un bravo giardiniere.
Favola per mio fratello
marzo 29th, 2011 § Lascia un commento
C’era un periodo della mia vita in cui inventavo storie per mio fratello Andrea, due anni, soprannominato Gorbaciov per via di una voglia rossa sulla fronte. Questa è la storia che preferiva:
per la popolazione che abitava la regione del Culbercaz, i Dughirak, le uniche porte comunicanti con il sottosuolo erano i vulcani. Perciò, una volta all’anno, ogni 1576 giorni (l’equivalente di 4 anni nel nostro emisfero), lo sciamano, che nella lingua dei Dughirak si chiamava Saldimvanc, sceglieva in una notte senza stelle il prescelto, che nella lingua dei Dughirak si chiamava Fotfot, il quale veniva calato nella bocca del vulcano prima che il sole ne scaldasse la cima.
La ragazza poi è esplosa
marzo 27th, 2011 § 1 commento
La ragazza poi è esplosa
Quando un uomo ha un coltello che penetra il suo corpo è difficile dire cosa succederà.
L’uomo potrebbe sfilarlo lentamente, ma il sangue lo prosciugherebbe.
L’uomo potrebbe lasciarlo lì dov’è, e vedere cosa succede.
Il coltello si chiama Coltello Scubapro Mako Titanio, il prezzo di listino è di 99 euro, ma lo si trova facilmente a 79 euro. La lama misura 8,5 cm, e nelle istruzioni probabilmente c’è scritto che è anche un pratico apribottiglie.
La quotidianità di uomo con un coltello infilato nel costato è sicuramente difficile, vediamo perché:
Stralcio del cap. XVI del romanzo quasi terminato
marzo 12th, 2011 § 1 commento
Era il 29 giugno 2009. La notizia riportata su un quotidiano romano diceva, «Roberto Micheletti ha deposto “manu militari” il legittimo presidente dell’Honduras, Manuel Zelaya. I dimostranti hanno bloccato i centri nevralgici del paese. Le manifestazioni contrarie al golpe crescono di ora in ora».
Luis immaginò l’asciugamani del presidente, le molecole ruvide che ne riempivano il tessuto, l’inerzia con cui si lasciavano strofinare, il rossore di certi parti del corpo come le ascelle e il petto, le cosce e i glutei.
Immaginò i capelli persi dal presidente durante la doccia, sotto lo scroscio d’acqua calda, capelli scivolati da un angolo all’altro per essere poi risucchiati da un vortice lento, e li vide resistere aggrappati alla superficie.
Stralcio dal romanzo quasi terminato
marzo 11th, 2011 § 1 commento
Dev’essere così: un giardino senza terra come quello può esistere solo in certe terrazze, in città densamente abitate, vivo nei vasi e nei sottovasi, nelle craste di tufo, nelle anfore d’argilla traforata, un giardino popolate da zanzare tigre e scarafaggi volanti, un giardino di Roma.
Oleandri, rose selvatiche, pomodori San Marzano, pomodori ciliegino, pomodori verdi, limoni, pini, magnolie, cespugli di bacche verdi o rosse o anche gialle, fichi neri, fioroni, piante dal fusto tozzo di cui non si sa il nome, peschi, ciliegi, peri, ortensie, aromi che da un filo di radice diventano rami popolosi, e quindi alloro, salvia, rosmarino, e molti (una decina forse) gerani, e molte altre piantine distribuite sulla superficie di 65 mq.
Un vento leggero, piacevole
marzo 9th, 2011 § Lascia un commento
Racconto una storia.
Prima di raccontare la storia però devo dire che i portieri sono i custodi del giorno, quelli che riconoscono il suono dei tacchi della signora del terzo piano e l’odore di cavolo bollito con aceto bianco e pepe nero del signore del quinto piano.
Prima di iniziare veramente nel racconto di questa storia devo dire che i portieri stanno morendo. Non ci sono più portieri a cui chiedere quando cerchi casa e loro ti dicono ecco, proprio qui, se passavi tre giorni prima, invece no, non ci sono più portieri così, che ti facevano tre domande fondamentali, chi sei, chi cerchi e ha capito? (la terza persona la declinavano una volta accertata l’identità e il perché della vostra presenza; ha capito? in riferimento alle indicazioni che ti davano per trovare l’appartamento della persona che cercavi, nella scala da lei/lui vigorosamente indicata). Ecco. I portieri stanno sparendo.
Il giorno in cui nulla cambiò
marzo 4th, 2011 § 4 commenti
Lo scrittore italo-tedesco Markus Maria Wolf sentì la zaffata provenire dal membro.
Era in bagno, un bagno con le piastrelle verde acqua e le mattonelle decorate come se quella stanza fosse destinata a un bambino, invece che a un bagno. Wolf sentì l’odore del primo scroscio di urina, l’acidità dell’ammoniaca, dell’azoto ureico e degli aminoacidi totali concentrati nel fluido giallo.
Cercò Biancaneve tra le mattonelle in alto a sinistra, poco sopra la sua testa.
Biancaneve aveva la pelle bianca e le guance rosse, mentre i nani galleggiavano nella teoria di piastrelle quadrate piazzate in ordine di scacchiera. Biancaneve figurava sempre più in alto dei nani, mentre i nani erano sempre alla base della composizione.
Tre delle pareti raffiguravano la favola. La quarta era bianca e ospitava la doccia. « Leggi il seguito di questo articolo »
Istruzioni per far fuori le termiti
febbraio 27th, 2011 § 6 commenti
ISTRUZIONI PER FAR FUORI LE TERMITI
«Perché l’unico modo in cui si può parlare del niente è di parlarne come se fosse qualcosa, così come l’unico modo in cui si può parlare di Dio è di parlarne come se fosse un uomo, e l’unico modo in cui si può parlare di un uomo, persino i nostri antropologi l’hanno compreso, è di parlarne come se fosse una termite.»
SAMUEL BECKETT
Come è bianca la parete, che la luce le cade addosso senza fare una piega.
Come è sporco il posacenere, che le carcasse spente non fanno in tempo a sentirsi a casa.
Lei è seduta come tutti i pomeriggi su un divano verde smeraldo. Ha i piedi appoggiati sul tavolino in bambù. Le unghie smaltate di rosso che inizia a cadere.
In questa casa, pensa come è bianca la parete.
In questo pomeriggio, dice come è sporco il posacenere.
Un racconto pubblicato da Scrittori precari…
febbraio 26th, 2011 § Lascia un commento
L’uomo che taglia i capelli (prima parte)…
febbraio 14th, 2011 § Lascia un commento
L’uomo che taglia i capelli (prima parte)
Un tizio con i capelli che esplodono nel cappello ereditato dal padre, un cappello di lana blu con banda verde, scende lungo via del Pigneto in contro senso, su una bicicletta che ruggisce dai parafanghi arrugginiti e che non sembra voler capire il limite della sua ontologia. Rimpicciolisce gli occhi, il tizio, perché il vento penetra la sua sinusite che penetra i suoi condotti lacrimali, che fanno ciò che dovrebbero fare in condizioni di stress emotivo. Quindi il tizio con i capelli che esplodono nel cappellino da pescatore pedala e incalza la bicicletta sulla strada che porta da casa sua al posto in cui sta andando.
« Leggi il seguito di questo articolo »
L’uomo volante
febbraio 7th, 2011 § 3 commenti
I.
Quando ti senti così, come se fossi le labbra di qualcuno costretto a trangugiare un caffè troppo caldo da una tazzina bollente, che ustiona le labbra e che fa pensare molto a perché certe abitudini si radichino, e al perché certe mode siano più fortunate di altre, o forse solo più longeve.
Quando ti sei bruciato le labbra sulla tazzina e la lingua con il caffè, quando hai pagato per macchiarti la lingua e screziarti le labbra, quando sei uscito dal bar salutando come se ti avessero fatto un piacere, quando ti sei guardato in una vetrina e hai visto le grandi labbra crescere e gonfiarsi e diventare così grandi da non sembrare più labbra, ma escrescenze di carne carnivora, una carne livida, irriconoscibile, tutta tesa a ingoiarti.
Storia del giudizio universale così come l’ho visto io
febbraio 2nd, 2011 § 2 commenti
Non abbiamo nessun tipo di certezza su ciò che riguarda i processi mnemonici che seguono gli eventi collettivi, i fatti che una porzione di popolazione mondiale ricorda per anni, per decenni, per millenni, o in qualche caso solo per ore. Non sappiamo molto su questo argomento, ma conosciamo la prassi che segue e consolida i ricordi collettivi. La prassi consiste più o meno in tre domande.
Tu dov’eri quando è successo?
Tu che facevi quando è successo?
Tu con chi eri quando è successo?

Torta di compleanno
gennaio 28th, 2011 § Lascia un commento
Nella nostra piccola cucina la luce è buona a qualsiasi ora, d’estate, mentre d’inverno basta appena a fare colazione. Infatti da novembre a febbraio bisogna accendere la luce, se si vuole vedere quello che si fa. L’anno scorso, per esempio, abbiamo dovuto usare la luce artificiale fino a marzo. Quest’anno, invece, sembra che presto ne faremo a meno, prima della fine di febbraio. Le giornate si stanno allungando e il sole aspetta sempre di più a diventare luna. « Leggi il seguito di questo articolo »
Un altro modo (racconto scartato dai tipi di Subway, nell’anno 2010)
gennaio 27th, 2011 § Lascia un commento
UN ALTRO MODO
Il ristorante cinese in cui lavorava Giulia si trovava in un quartiere residenziale, a poco meno di un km dal limite della zona centrale. Il quartiere pulsava vita durante la settimana, denso com’era di famiglie e studenti.
Ma il venerdì sera, poco dopo le sei, l’aria si rinsecchiva, le macchine sparivano per almeno 48 ore, le saracinesce sbarravano il passo alla luce, e tutto ciò che lo rendeva un quartiere vivibile nei giorni feriali, scompariva. « Leggi il seguito di questo articolo »
La rivista Terra Nullius mi ha pubblicato un altro racconto…
gennaio 25th, 2011 § Lascia un commento
Il racconto è “Nella terra dei diprodonti”:
http://www.terranullius.it/new/index.php?option=com_content&task=view&id=815&Itemid=30
Storia di M.
gennaio 13th, 2011 § Lascia un commento
La luce era lieve nella stanza di M. Aveva dimenticato di chiudere completamente le persiane, la notte prima, e ora il colore del giorno invadeva delicatamente la parete bianca di fronte alla finestra, illuminava in modo discreto la porta del bagno annesso, e dipingeva le strisce oblique da cui entrava. « Leggi il seguito di questo articolo »
Questa è stata la mia ultima notte
gennaio 4th, 2011 § Lascia un commento
C’erano le stelle molto basse, stanotte.
Ne ho viste moltissime che erano troppo lontane per essere viste normalmente.
Invece stanotte il cielo era pieno di stelle impossibili da vedere.
Forse ho perso troppe notti e questa qui m’è sembrata speciale.
Che poi il perché sia stata speciale è facile da spiegare:
questa notte è stata la mia ultima notte. « Leggi il seguito di questo articolo »
Il trucco
dicembre 21st, 2010 § Lascia un commento
Tra una scena e l’altra, usati come collegamento, in quanto sintesi tra ciò che è successo e ciò che accadrà, gli attori di
soap opera, di fiction, di serie e mini-serie, hanno l’obbligo contrattuale di esercitare una pressione sul loro volto pari a quella esercitata da una paresi al ralenti. « Leggi il seguito di questo articolo »
Da qualche parte in Italia
dicembre 16th, 2010 § Lascia un commento
Quando la strada è piatta non ci sono macchine in giro.
Gli autogrill lo aspettano con quelle porte che adora perché si aprono se passi sul raggio della fotocellula.
Al banco degli affettati c’è una ragazza che ha dovuto coprire i suoi capelli rossi e ricci con una cuffietta bianca.
La segnaletica tra un posto e l’altro sembra quasi chiara.
Percorre la distanza tra il casello, l’uscita e la stazione di servizio nel minore tempo possibile. « Leggi il seguito di questo articolo »
Die Trabi (una vera storia vera)
dicembre 14th, 2010 § 2 commenti
Jim Colder
dicembre 13th, 2010 § Lascia un commento
Jim Colder
Gli Studios sono sul lato opposto della strada. I pioppi hanno la corteccia macchiata, sono malati, e fra un po’ verranno a dargli l’estrema unzione. Siedo nel bar dove siedo ogni mattina da 35 anni. Da quando vengo a fare colazione qui ho visto 12 barman, 28 camerieri, tre gestori, 6 insegne, due monete. La strada invece è rimasta intatta. Lo stesso asfalto, la stessa gioielleria all’angolo, la fontana in fondo, i palazzi primo novecento. E’ rimasto com’era, questo pezzo di Roma. « Leggi il seguito di questo articolo »
Cape d’menchie
dicembre 10th, 2010 § 1 commento
Corre con i goccioloni di pioggia che gli scavano la fronte. Corre sulla strada che prima gira a sinistra e poi a destra, e non cade. C’è un punto in cui scivola, sotto una tettoia di lamiera, di fronte a un bar chiuso. Continua a correre e attraversa un cavalcavia e poi la strada si divide, e lui non sceglie, corre e basta. Va a sinistra, perché ha visto che su quel tratto non c’è marciapiede. Corre sul lato destro della carreggiata. Una macchina suona. La luce dei fanalini di coda lo saluta mentre s’allontana. « Leggi il seguito di questo articolo »
Stralci da “Interni”, una cosa immatura, acerba, ruvida (che non farò mai più) – in questi, per esempio, imito un po’ Carver…
dicembre 7th, 2010 § Lascia un commento
Interno 5, quarto piano, bilocale, un soggiorno, una camera da letto, senza balcone.
Lei stava sul divano, i piedi sul bracciolo. Lui sedeva sulla poltrona, le mani occupate da sigaretta e telecomando. Alla televisione davano un documentario sulle truffe assicurative.
“Ho le gambe gonfie”, la ragazza disse al ragazzo.
Il ragazzo disse, “dovresti curarti”. E chiese, “perché danno questa roba in tv?”.
La ragazza chiese, “tu perché la guardi?”. « Leggi il seguito di questo articolo »
Quello che mi importa è osservarti mentre muori
dicembre 4th, 2010 § 2 commenti
«è finita, e non c’è più nulla da fare, e questa è già una consolazione, come dicono in Turchia quando tagliano la testa dell’uomo sbagliato.»
CHARLES DICKENS – Il Circolo Pickwick
I. Le scale
Salire le scale, per alcuni, può essere molto doloroso. Le scarpe trascinate in alto, premute sullo scalino e poi tirate di nuovo su, da una faccia tagliata dalle smorfie e un cuore ridicolo nello sterno.
Tu le osservi a lungo, prima di inerpicartici. In genere tieni la borsa con la destra e la sinistra la lasci libera per il corrimano. Fai attenzione al buio del sottoscala, che per venti trenta scalini ti lascia annusare il marmo, senza vederlo.
Gli occhi diventano mandorle cieche e il cuore un nocciolo di pesca tirato nel fosso. Gli occhiali pencolano mentre misuri il freddo che scorre sul soffitto vuoto. Le dita corte e larghe contengono e attraversano il legno chiaro sporco del corrimano. E un passo dopo l’altro, il fiato ben stretto nella testa, i numeri circolari nel cuore, sali verso il quarto piano, stanza F6, classe III A, Liceo Classico, indirizzo sperimentale. « Leggi il seguito di questo articolo »
Quel pranzo lì
dicembre 3rd, 2010 § Lascia un commento
La facciata del palazzo assomiglia a quelle lattughe che compri dal fruttivendolo tunisino: foglie lunghe bucherellate da minuscoli insetti che brucano a casaccio. Ci assomiglia nel senso che la facciata del palazzo è tutta mangiucchiata dai tarli, dai colpi di mitragliatrice, dalle raffiche supersoniche, dal vento che non accarezza niente, dal sole che brucia i panni e dalla pioggia che li fa tremare.
“La nostra cara vita”
dicembre 2nd, 2010 § 2 commenti
Pubblico il link di Scrittori precari, quella splendida rivista che mi ha pubblicato poco tempo fa.
http://scrittoriprecari.wordpress.com/2010/11/11/la-nostra-cara-vita/
1974. Berlino Est. Giugno.
dicembre 2nd, 2010 § 2 commenti
1974. Berlino Est. Giugno.
Chris ha tredici anni e frequenta la Realschule in Oberstrasse.
Si sveglia alle 6.35. La madre è già fuori di casa, e quando entra in cucina di solito è già vestito: una camicia bianca col colletto inamidato, i bottoni della giacca nera lucidati la sera prima con un pezzo di feltro, i pantaloncini che scendono sulle ginocchia, le scarpe nere strofinate, appena è sceso dal letto, con la margarina.
Anna, la madre di Chris, lavora alla mensa degli impiegati del Ministero dell’Interno. Alle 6.15 legge il giornale, seduta su una panchina verde accanto alla fermata del tram. « Leggi il seguito di questo articolo »
Primavera, pianelle e gelati al limon
dicembre 2nd, 2010 § Lascia un commento
Mi chiamo Marco L. e cammino nella città eterna.
L’estate passerà, lasciando odore di piscio agli angoli delle strade, nelle cabine telefoniche abbandonate, vicino ai muretti, sotto le panchine nei parchi.
Ora è primavera e il cuore della città è vivo.Questa è la stagione in cui i giorni passano come gelati al limone, e io cammino nella città dove il papa dorme e i sogni hanno le pianelle rosse. L’intellighenzia è viva ma passa il tempo a dattilografare resoconti di pianelle e discorsetti. Gli internet point si affollano di uomini con la pelle scura e l’alito di curcuma. « Leggi il seguito di questo articolo »
A uno morto impiccato
novembre 13th, 2010 § Lascia un commento
Noi che non siamo adepti della fabbrica del necrologio abbiamo atteso una settimana.
Noi donne/uomini schifosi ci siamo sentiti come pane raffermo nella ciotola dimenticata.
Noi che abbiamo letto qualcosa di tuo tra un vermut e un’aragosta pensiamo al Prossimo Livello. « Leggi il seguito di questo articolo »
La panchina
novembre 6th, 2010 § Lascia un commento
«Così è la vita, quando credi di non avere niente, ne incontri un altro che ha ancora meno.»
BERNARD MALAMUD, “LA VENERE DI URBINO”
Siedi su una panchina verde, lo smalto grattato via, le assi divelte a tratti, gonfie per l’acqua che ha fatto quest’inverno.
Ti gratti il ginocchio destro, poi sfogli il giornale che hai trovato in un cartone.
Le pagine a caratteri grandi non ti piacciono, pensi che erano meglio quelli fitti fitti. Dentro c’era più roba. Ti gratti ancora il ginocchio.
La signora si è seduta sulla panchina di fronte.
Apre un cartoccio e prende una manciata di molliche. Un piccione s’avvicina ai piedi della panchina. Gli dici di andare dalla signora.
Ne arrivano altri. Poi si mettono a beccare.
Erano meglio quelli fitti fitti, pensi. « Leggi il seguito di questo articolo »
NON MI PIACCIONO I CICCIONI PERò NEANCHE TANTO I MAGRI
ottobre 19th, 2010 § Lascia un commento
NON MI PIACCIONO I CICCIONI PERò NEANCHE TANTO I MAGRI
Se solo avessi voluto (in testa ho la parola potuto, perché penso sempre che qualcosa mi impedisca di fare qualcos’altro, chissà perché), mi sarebbero bastati 40, che dico, 30 minuti al giorno di palestra.
Ora, io non sono palestrato, non mi vedete ma ve lo posso assicurare. Non sono grosso perché non ho potuto. Sono magro. E ho la testa piccola. Perciò mi faccio crescere i capelli, perché la mia testa è piccola e allungata come quella di un uccello con la testa piccola e allungata. Non so niente di uccelli. La mia ragazza sì. Lei dice che non ho la corporatura giusta, dice che la carne sulle mie ossa non è abbastanza, dura.
Pendolari (estratto da un romanzo quasi terminato)
settembre 22nd, 2010 § Lascia un commento
Se uno ha avuto il tempo di ascoltare i racconti dei nonni, sa che una volta, alla stazione, ci si andava per baciare. Non ci si poteva baciare per strada e neanche sul marciapiedi, non era tollerato assolutamente il petting in piazza e neanche in coda dal salumiere. Un ufficio di nome buon costume perseguitava i baciatori, ma nessuno di quei funzionari ligi al dovere si permetteva di eseguire gli ordini alla stazione. Essendo un luogo di partenze, il bacio era tollerato. Perciò le coppie cercavano intimità nella ressa dei viaggiatori e dei portantini, tra quelli che aspettavano l’amore e quelli che lo salutavano: la stazione affollata, il fumo delle locomotive, i soldati in servizio di leva che tornavano in caserma, i venditori ambulanti di chincaglierie, le famiglie di immigrati con decine di valigie consunte, l’odore dei pranzi e delle cene da consumare negli scompartimenti, il giornalaio informato su tutti i titoli dei giornali del mondo, i ragazzini che correvano come invasati, strillando “amore”, facendo il verso al tipo fermo sul binario. « Leggi il seguito di questo articolo »
L’uomo dalla pancia crescente
gennaio 11th, 2009 § Lascia un commento
I. La casa.
Tu stai sul divano, è sera, premi a ripetizione il terzo telecomando, quello della tv satellitare. Hai i piedi gonfi che liberi da scarpe nere e calze blu. Li guardi da lontano, poi da vicino. Pensi, che piedi gonfi che ho. Si vedono le arterie e le vene in quell’effetto verdastro simile ai fiumi visti dall’alto.
Il tuo salotto era già ammobiliato: un tavolo, le gambe di metallo, il piano in vetro; un tappeto, la fantasia di strumenti da maniscalco stampati su uno sfondo rosso; un divano letto matrimoniale, che quando l’hai visto hai pensato, finalmente potrò ospitare gli amici che vengono a trovarmi; una piantana con paralume in tessuto, che tieni accesa solo nei fine-settimana, per festeggiare; un camino elettrico da 2000W, con la regolazione dell’effetto fiamma, che alzi al massimo nei giorni festivi, e che essendo dotato di rotelle può essere spostato in qualunque ambiente dell’appartamento, ma tu questa cosa non l’hai mai fatta; poi insieme a tutti gli oggetti e soprammobili che possono essere notati, ma che disponi in modo che l’ospite non si accorga subito della loro presenza che, decentrata, documenta la tua indolenza rispetto all’usufrutto delle cose e la tua splendida pinguedine, c’è il televisore, color plasma 42 pollici, che hai pagato con uno sconto del 25%. « Leggi il seguito di questo articolo »






















