Cartolina del 16 marzo, cartolina non affrancata, priva di immagine, cartolina incazzata, tagliente, volante
marzo 22nd, 2011 § 1 commento
Platone fa a dire a Socrate nell’Apologia di Socrate “non arrabbiatevi con me, perché dico la verità”.
Stanotte la pioggia ha bucato i giardini portatili che operai vestiti di bianco avevano piazzato a Piazza Venezia. Li hanno rimpiazzati subito. Operai vestiti di grigio hanno rimpiazzato gli operai vestiti di bianco. Hanno montato delle finte impalcature con finte misure di sicurezza. Poi si sono lanciati nel vuoto come tuffatori magri.
Cartolina del Lupo, 9 febbraio, in un tempo caldo e oscuro
febbraio 16th, 2011 § Lascia un commento
E’ durato poco, il mio ultimo lavoro. Non credo di essere adatto a certi lavori. Per esempio, non credo di essere stato un buon sequestrato. E in fondo lo so che dovrebbe essere facile:
mangi quando ti dicono di mangiare;
pisci quando loro ti dicono che puoi pisciare;
dormi quasi sempre.
Dovrebbe essere facile fare il sequestrato, soprattutto se ti pagano.
E’ che ho esagerato.
Venerdì mi sono svegliato male, la bocca impastata con il das, gli occhi sbrilluccicanti e caccolosi, le voglie nel lenzuolo.
Dopo aver fatto colazione ho chiesto al capo se potevo prendermi due giorni di malatia.
Prendili, ha detto lui, ma te li scalo dallo stipendio.
No, gli ho detto, trapassando con gli occhi caccolosi la lana nera del suo passa montagna, gli ho detto, no, me li devi pagare.
Lui ha detto, grattandosi il grande orecchio roseo destro che spuntava come una pianta grassa, ha detto, allora ti licenzio.
Io ho smesso di guardarlo, per un po’, e mi sono concentrato sulla corda che mi stringeva i piedi.
Poi ho detto, non so dove andare, ecco.
Allora lui si è sfilato il passamontagna, e mi ha detto, se vuoi ti posso ospitare a casa mia.
Ho detto, non posso accettare, non esiste al mondo.
E me ne sono andato, ai mercati generali.
Cartolina del Lupo, 2 febbraio, una stanza con le tende di velluto nero, in un posto che non ricordo di aver raggiunto
febbraio 3rd, 2011 § Lascia un commento
La notte c’è un cane che abbaia, e mi sembra che sia vicino, e mi sembra che sia un pastore tedesco, dal latrato e da come smuove la terra con le zampe. Ma non so niente di cani, quindi potrebbe anche essere una tartaruga con un congegno vocale montato sul guscio. La mattina presto c’è un furgone che resta acceso per un po’, e poi parte. La sera sento solo qualche tizio che fa jogging, ma non posso chiamarlo, perché non posso, e poi penso che siano loro, che stiano facendo finta di correre, finta di respirare profondamente, di sudare per finta. « Leggi il seguito di questo articolo »
Cartolina del Lupo, 26 gennaio, Lago di Zoccolo (Zoggler Stausee), provincia di Bolzano, Regione Autonoma Trentino Alto Adige-Südtirol
gennaio 26th, 2011 § Lascia un commento
L’attualità puzza come il taleggio.
L’attualità è come quelle bambole gonfiabili che danno in dotazione agli astronauti.
L’attualità, per uno che non mangia il taleggio e ha paura dello spazio, è come correre su un tapis roulant.
Lui, il tapis, sta fermo muovendosi, tu, l’umano, ti muovi stando fermo.
L’attualità non la capisco, mi dice Jürgen mentre mi versa una tazza di caffè lungo.
L’Italia non la capisco, mi dice Jürgen mentre mi serve una fetta di torta ai lamponi.
Dico a Jürgen, neanch’io Jürgen, neanch’io. Parlami di questo lago.
Dice, se tu pescare ti piace trota iridea, salmerino di fontana, trota fario, salmerino alpino und trota marmorata.
E poi?, gli chiedo ricordandomi che non mi piace pescare.
Und lago Zoccolo offre grande corsa dei Masi.
Ma dai?, dico a Jürgen stroppicciandomi gli occhi, e cosa sono i Masi?
Case in legno con tetto particolare il legno e sassi, dice Jürgen.
E quando si tiene questa corsa?, gli chiedo, sperando che sia lontana nel tempo e nello spazio.
25 luglio, dice Jürgen, ma se vuoi noi allenare nel pomeriggie.
No, dico a Jürgen, ma ti ringrazio, penso che andrò a dormire, anzi, penso che andrò a leggere le ultime dall’Italia.
Ma questa essere Italia, dice Jürgen.
Non credo proprio, dico io, e lo saluto facendo il gesto dell’ombrello.
Cartolina del Lupo, 19 gennaio, Isola di Jersey, Canale della Manica, il vento ti disintegra, se vuoi
gennaio 20th, 2011 § Lascia un commento
Un poeta può sopportare di tutto, scriveva Roberto, il che equivale a dire che un uomo può sopportare di tutto. Anche l’isola di Jersey, per esempio. Ma non è vero, scriveva Roberto. Sono poche le cose che un uomo può sopportare. Sopportare davvero. L’isola di Jersey, per esempio. I gabbiani inferociti che strappano pesci al canale. I pescatori che dipingono di verde e di rosso i tetti delle loro case bianche.
Sono cose sopportabili. Un centro commerciale, per esempio. Un cinema con le poltrone comode, per esempio. Un pub con il banco di legno e i illustrazioni di pescatori. Un poeta può sopportare di tutto, ma certi posti sono più sopportabili di altri. Andare a letto presto, per esempio. Guardare il mare che striscia fino al vialetto di casa, per esempio. Il faro la notte, per esempio.
Un poeta può sopportarlo.
Un uomo può sopportarlo.
Uno qualsiasi può sopportarlo.
Scusi, mi chiede il barman del pub di Jersey, scusi, sta bene?
Sì, dico al barman del pub di Jersey, sì, benone.
Scusi ancora, mi chiede il barman del pub di Jersey spillando una birra chiara da mezzo metro, scusi ma lei è italiano?
Un poeta forse può sopportarlo.
Un uomo è probabile che lo sopporti.
Ma uno qualsiasi no, non dovrebbe.
Cartolina del Lupo, 12 gennaio, Islanda, terra della saga degli Sturlungar
gennaio 19th, 2011 § Lascia un commento
« Non ti piace il tempo che fa? Aspetta un minuto. » dice un proverbio islandese.
In terza elementare la maestra Rosina mi chiese cosa avrei voluto fare da grande.
Risposi: ‘o l’archeologo, o lo scrittore, o l’islandese.
Ecco. Ora che sono uno scrittore scavo nel ghiaccio islandese e mi sento molto affine a questa gente. Loro, per esempio, mi ha spiegato l’amico Gardar, hanno inventato la parola geyser. Gardar, il viso dalle grandi mascelle, il naso greco e la pelle bianca come quelle pitture per esterni, però tutto puntellato di minuscole macchie rosse e brune, gli occhi grigi come l’unica strada che collega i villaggi e le città, come la luce nelle fotografie che ho scattato stamattina. Dice Gardar, mentre mi godo il suono del ghiaccio nella valle desertica, dice Gardar, qui, amico mio, siamo a sud del Circolo Polare. Lo so ho detto, però ora basta con le balene, mi piacciono le balene, ora smettetela. Sì, hai ragione, ha detto Gardar, ora però andiamo a mangiare, c’è lo stufato di balena.
Cartolina del Lupo, 5 gennaio, Heidelberg, Germania
gennaio 19th, 2011 § Lascia un commento
Quando uno pensa che i tedeschi siano tutti kartoffeln, nazi, wurstel, Rammstein e Oktoberfest bisognerebbe infilarlo di forza in un treno rapido con le poltroncine reclinabili e il filo spinato intorno alle mani, oppure ci vorrebbe un areo dalla linea snella e teutonica, popolato da hostess dalle lunghe trecce bionde, con nomi tipo Johanna, Frederika, Ursula, Baerbel, nomi così, e poi fargli vedere le verdi valli e i boschi di querce e i castelli delle verdi valli con le verdi querce e i falchi addestrati per salutare i turisti dagli oblò degli aerei. Ci vorrebbe qualcosa del genere.
Heidelberg, per esempio. Una città che è una poesia. Io ci sono nato. E ci torno ogni volta che mi viene voglia di suicidarmi. Heidelberg è perfetta per cancellare quel pensiero lì. E’ perfetta perché il castello è in pietra rossa e perché di notte la nebbia del fiume nasconde gli ubriachi e asseta gli assetati. E’ perfetta perché c’è una prigione, laggiù, dove gli studenti possono trovare tracce di altri studenti, incarcerati per una notte per un sorso di troppo, più o meno seicento anni fa. E’ perfetta perché i filosofi l’hanno battezzata e gli scrittori l’hanno amata. Poi, ovviamente, è perfetta anche perché io ci sono nato, e perché ieri ho deciso di dormirci. Se vi viene voglia di andarci, fatemi un fischio.
Cartolina del Lupo, 8 dicembre 2010, Kars, confine tra Turchia e Armenia
dicembre 21st, 2010 § Lascia un commento
Ciò che è difficile da osservare da un buco è più semplice da guardare se si chiudono gli occhi.
Ecco il punto.
E’ il momento topico di una giornata invernale. L’aria è solida, la luce è blu, i miei baffi salubri. La casa in cui mi ospitano ha le pareti verde mela, e i gatti mi entrano dalle finestre. Il proprietario si chiama Ihsan, non fuma e non ha i baffi.
Mi dice che forse è meglio se evito di andare in giro bevendo birra durante il ramadan.
Dice che la futilità frivola dei vivi potrebbe screziarmi il volto.
Dice che ha appena verniciato la casa, che forse è meglio se dormiamo all’aperto, stanotte. Dice che se voglio più tardi mi porta a vedere il Monumento alla Pace.
Gli dico che forse domani, magari.
Insiste. Dice, andiamo, dai, è bellissimo.
Dico, no, domani, dai.
Poi mi dice che secondo lui Assange è una spia.
Non ho capito, dico io.
Dice, Assange è una fottutissima spia.
Dico, andiamo subito a vedere il Monumento.
Cartolina del Lupo, mercoledì 1 dicembre, Christchurch, Nuova Zelanda, zia Oceania
dicembre 21st, 2010 § Lascia un commento
“Vendesi scarpine per neonato, mai indossate.”
Non so perché stamattina, svegliandomi con gli occhi cisposi, ho pensato a Hemingway. « Leggi il seguito di questo articolo »
Cartolina del Lupo, 24 novembre, Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang, Cina
dicembre 21st, 2010 § Lascia un commento
Da una settimana dormo nella pensione di una piccola città in cui si raccolgono mele e si ingrassano polli.
Qui vicino c’è un lago millenario (il lago Karakul), protetto dalla grande montagna bianca, in cui penso di fare il bagno stanotte, per vedere se ha un fondo. « Leggi il seguito di questo articolo »
Cartolina del Lupo, 17 novembre – Buenos Aires, Argentina, America
dicembre 21st, 2010 § Lascia un commento
Quando uno come me si trova in una vecchia casa di calle Rivadavia, tra le vie Sud America e Bolivia, in una città che di nome fa Buenos Aires, e sta guardando il tramonto che sbuca come un calzino arancione tra i palazzi , dicevo, quando uno come me se ne va da un paese come l’Italia e arriva a Buenos Aires sa benissimo che troverà fiumi di italiani antichi, ma non può immaginare un incontro come questo. Lui si fa chiamare Panda, ha gli occhi avidi, uno strato pelifero ubiquo che lo attraversa tutta, e mi chiama subito zio. E mi racconta, mentre il fernet-cola scende e agisce sulle nostre lingue, mi racconta di un ecovillaggio a sud di questa città: lì c’è un impianto eolico-solare indipendente dalla rete elettrica, e ci sono le iguane concimatrici, e le volpi e basta, e gli orti, e lui è contento, e chissà se tornerà in Italia, che ha lasciato quasi tutto, e non ha un biglietto di ritorno. Poi io e il Panda ci guardiamo e beviamo, e intanto penso che lo stimo questo Panda, sì, e poi il Panda se ne va, mentre il tramonto lascia la città.
Cartolina del Lupo – 10 novembre – da un minuscolo villaggio etiope verso il confine con il Sudan, a 9 ore di jeep da Addis, il continente è Nonna Africa
dicembre 21st, 2010 § Lascia un commento
Qui le donne hanno capelli ruvidi, usano il burro come balsamo.
Il villaggio è piccolo, ma loro, gli Amhara lo chiamano città.
Dormo in una capanna, tetto peloso, pareti di fango, cimici e pulci, soprattutto.
La toilette è stata costruita secondo le regole igieniche convenzionali: un
buco nella terra.
Di notte, quando mi scappa il tradizionale cagotto di mezzanotte, corro a chiappe strette nel buio africano, in direzione del buco.
Saltellando mi accorgo della sostanza morbida che fa tschk tschk.
Inspirando riconosco che è merda di mucca, ma anche di asino.
Ho una notizia importante: credo di essermi innamorato di una biologa.
Ho passato gli ultimi tre giorni a guardarla: lei dirigeva i lavori per la costruzione del pozzo, io sedevo sulla terra morbida e pensavo:
“forse resto qui per sempre, non lo so, può darsi, perché no?”
Nell’attesa saluto tutti gli zoticoni bianchi che mi conoscono.
A quelli che non mi conoscono non saprei che dire.
