L’orrore ti fa a pezzi
maggio 3rd, 2012 § Lascia un commento
1998. Guatemala.
Quattro uomini escono dalle loro case prima dell’alba. Il primo vive in una strada di case bianche e cancelli grigi. Il secondo vive in una villa su una collina, da dove può vedere i quartieri poveri dove le case sono bianche e i cancelli grigi. Il terzo vive fuori città, in un capanno per gli attrezzi, accanto a un lago artificiale dove abbondano le carpe. Il quarto non si sa dove viva. « Leggi il seguito di questo articolo »
Il mio amico Carlo Carli
dicembre 11th, 2011 § 1 commento
Una volta io e il mio amico Carlo Carli eravamo molto amici. Dicevamo sempre “l’altra sera non sai cosa è successo” e “poi com’è andata a finire l’altra sera?” e uscivamo dalle case popolari in cui i nostri genitori si erano riuniti con altri genitori per esercitare il diritto alla casa, quello che secondo i nostri genitori era un diritto universale e inalienabile, proprio come le nostre uscite serali, proprio come i nostri discorsi pieni di racconti e carichi di arrotondamenti. (continua se digiti sul link)
http://www.terranullius.it/home/index.php/racconti/178-il-mio-amico-carlo-carli-marco-lupo.html
Qui dove non sono ancora stato
giugno 7th, 2011 § 1 commento
Qui dove non sono ancora stato
Non c’è modo di dimenticare al tramonto. Il tramonto brucia la carta che hai tra le dita, infila ripetutamente la sua luce nei tuoi anfratti acquosi. Sbircia nel passato. Muove correnti che portano la notte. Gabbiani pasciuti e ancora affamati. Porta il suono dell’acqua irrigata nei giardini, accompagna il ciabattare di uomini di mezza età, camicia sbottonata dal primo al quarto bottone, maniche ripiegate con la cura del giorno, del farsi vedere.
A quest’ora lui si mangia i denti e guarda le pieghe della birra nel bicchiere. Gli amici, una setta di romantici ubriaconi, feriti e pieni di segatura, usciti di casa da poche ore, prima che il cielo si trasformasse in un acquario tropicale.
La scorta del primo ricordo lo colpisce con un upper-cut. Il mento è perfetto. Sale. Scende. Una leggerissima scossa d’assestamento. E di nuovo la stessa posizione. La birra gialla nel bicchiere, il tramonto sulla testa profumata, i piedi nudi sul terrazzo.
Da qualche parte Dies Irae. Ovunque la terra gira e insieme sta ferma.
Non sono ancora stato qui, dice la targa che mi porto in fronte. Non sono ancora stato qui, dove dovevo andare. Dove dovevo cambiare. Le cose che dovevo cambiare non sono facili da spiegare. Il lettore ha bisogno di spiegazioni. Le richiede. Smania per averne. Tra estremi aneliti. Così il mattino dopo l’uomo guarda ancora lo stesso bicchiere, i piedi nudi sul pavimento grigio seppia, la scia del liquido giallo incrosta le pareti di vetro. Dies Irae scomparso dai timpani, ma sognato nella notte fresca. La pioggia a intervalli regolari. Grondaie gocciolanti.
L’uomo guarda il fantasma che tocca la teiera mentre lui versa caffè bollente nella tazzina sbeccata. Sbeccata. Motivetti floreali. Strisce blu. Calzini. Indossare calzini.
Così, perché il lettore lo esige, succede qualcosa. Il fantasma dice di smetterla con i ricordi, smettila con i ricordi, dice il fantasma. « Leggi il seguito di questo articolo »
Le cose che accadono
maggio 2nd, 2011 § Lascia un commento
Le cose che accadono
Non cresceva. Gli avevano detto che sarebbe ricresciuta.
A marzo del 2011, il 4 marzo, mentre i nati in Pesci festeggiavano compleanni e rispondevano agli auguri su facebook, quel giorno lui misurò il vuoto che sostituiva la mano. Niente.
Uscì sul portico che suo padre aveva costruito con premura, prima di morire in un incidente domestico. Il marmo del pavimento bianco e nero, le mattonelle sporche di sabbia subsahariana. Un tavolino da giardino rovesciato su un fianco. Il dondolo scartavetrato in agosto. Un cestino di plastica, blu, con dentro delle cesoie, le cesoie di suo padre. Quel 4 marzo lui iniziò una nuova vita. Imparò a potare i rami e in seguito lesse qualche manuale di botanica e infine diventò un giardiniere, un bravo giardiniere.
Storia di M.
gennaio 13th, 2011 § Lascia un commento
La luce era lieve nella stanza di M. Aveva dimenticato di chiudere completamente le persiane, la notte prima, e ora il colore del giorno invadeva delicatamente la parete bianca di fronte alla finestra, illuminava in modo discreto la porta del bagno annesso, e dipingeva le strisce oblique da cui entrava. « Leggi il seguito di questo articolo »
Da qualche parte in Italia
dicembre 16th, 2010 § Lascia un commento
Quando la strada è piatta non ci sono macchine in giro.
Gli autogrill lo aspettano con quelle porte che adora perché si aprono se passi sul raggio della fotocellula.
Al banco degli affettati c’è una ragazza che ha dovuto coprire i suoi capelli rossi e ricci con una cuffietta bianca.
La segnaletica tra un posto e l’altro sembra quasi chiara.
Percorre la distanza tra il casello, l’uscita e la stazione di servizio nel minore tempo possibile. « Leggi il seguito di questo articolo »
Die Trabi (una vera storia vera)
dicembre 14th, 2010 § 2 commenti
Jim Colder
dicembre 13th, 2010 § Lascia un commento
Jim Colder
Gli Studios sono sul lato opposto della strada. I pioppi hanno la corteccia macchiata, sono malati, e fra un po’ verranno a dargli l’estrema unzione. Siedo nel bar dove siedo ogni mattina da 35 anni. Da quando vengo a fare colazione qui ho visto 12 barman, 28 camerieri, tre gestori, 6 insegne, due monete. La strada invece è rimasta intatta. Lo stesso asfalto, la stessa gioielleria all’angolo, la fontana in fondo, i palazzi primo novecento. E’ rimasto com’era, questo pezzo di Roma. « Leggi il seguito di questo articolo »
Cape d’menchie
dicembre 10th, 2010 § 1 commento
Corre con i goccioloni di pioggia che gli scavano la fronte. Corre sulla strada che prima gira a sinistra e poi a destra, e non cade. C’è un punto in cui scivola, sotto una tettoia di lamiera, di fronte a un bar chiuso. Continua a correre e attraversa un cavalcavia e poi la strada si divide, e lui non sceglie, corre e basta. Va a sinistra, perché ha visto che su quel tratto non c’è marciapiede. Corre sul lato destro della carreggiata. Una macchina suona. La luce dei fanalini di coda lo saluta mentre s’allontana. « Leggi il seguito di questo articolo »
DIARIO MINIMO DA BORGIO VEREZZI (cronache di un suggeritore)
dicembre 9th, 2010 § Lascia un commento
Borgio Verezzi (5 luglio, ore 17:05).
La fermata che lo precede si chiama Finale Ligure. A sinistra il mare. A destra le colline. L’albergo delle Rose mi ricorda le vacanze romagnole, anche se non le ho mai fatte. La camera è minuscola, caldissima. Un televisore Phonola mi scruta torvo dall’alto. Sul letto singolo hanno piazzato un quadro – vista panoramica dall’alto della costa e delle luci al crepuscolo – di un certo Vincenzo. Una cassaforte con combinazione digitale piazzata sopra al telefono bianco della sip mi ha scoraggiato, poi mi ha adulato, e così ci ho infilato dentro il telecomando. Poi l’ho chiusa digitando un pin molto comune. Poi ho cercato di riaprirla. Ho sentito l’urgenza di chiamare Pippo, l’uomo che sta al banco dell’accoglienza. E’ molto gentile e mi ha detto tre volte benvenuto. Ha anche detto che manderà qualcuno. Gli ho risposto che va benissimo così. Va tutto benissimo. « Leggi il seguito di questo articolo »
Nella terra dei diprodonti
dicembre 8th, 2010 § 2 commenti
Nella terra dei diprodonti, abitata da canguri giganti, marsupiali carnivori che si dice assomigliassero a leopardi, ma non s’è ancora capito chi lo disse, comunque, nella terra di uccellacci molto simili agli struzzi, ma leggermente più imbottiti, diciamo pure che si trattava di struzzi sui 200 chili, nella terra dei rettili brutti come pochi, tra cui possiamo annoverare le lucertole da una tonnellata e i pitoni grandi quanto i pitoni grandi e i coccodrilli terrestri, che pare fossero molto veloci, molto affamati, ma soprattutto molto stronzi. « Leggi il seguito di questo articolo »
Stralci da “Interni”, una cosa immatura, acerba, ruvida (che non farò mai più) – in questi, per esempio, imito un po’ Carver…
dicembre 7th, 2010 § Lascia un commento
Interno 5, quarto piano, bilocale, un soggiorno, una camera da letto, senza balcone.
Lei stava sul divano, i piedi sul bracciolo. Lui sedeva sulla poltrona, le mani occupate da sigaretta e telecomando. Alla televisione davano un documentario sulle truffe assicurative.
“Ho le gambe gonfie”, la ragazza disse al ragazzo.
Il ragazzo disse, “dovresti curarti”. E chiese, “perché danno questa roba in tv?”.
La ragazza chiese, “tu perché la guardi?”. « Leggi il seguito di questo articolo »
Quello che mi importa è osservarti mentre muori
dicembre 4th, 2010 § 2 commenti
«è finita, e non c’è più nulla da fare, e questa è già una consolazione, come dicono in Turchia quando tagliano la testa dell’uomo sbagliato.»
CHARLES DICKENS – Il Circolo Pickwick
I. Le scale
Salire le scale, per alcuni, può essere molto doloroso. Le scarpe trascinate in alto, premute sullo scalino e poi tirate di nuovo su, da una faccia tagliata dalle smorfie e un cuore ridicolo nello sterno.
Tu le osservi a lungo, prima di inerpicartici. In genere tieni la borsa con la destra e la sinistra la lasci libera per il corrimano. Fai attenzione al buio del sottoscala, che per venti trenta scalini ti lascia annusare il marmo, senza vederlo.
Gli occhi diventano mandorle cieche e il cuore un nocciolo di pesca tirato nel fosso. Gli occhiali pencolano mentre misuri il freddo che scorre sul soffitto vuoto. Le dita corte e larghe contengono e attraversano il legno chiaro sporco del corrimano. E un passo dopo l’altro, il fiato ben stretto nella testa, i numeri circolari nel cuore, sali verso il quarto piano, stanza F6, classe III A, Liceo Classico, indirizzo sperimentale. « Leggi il seguito di questo articolo »
1974. Berlino Est. Giugno.
dicembre 2nd, 2010 § 2 commenti
1974. Berlino Est. Giugno.
Chris ha tredici anni e frequenta la Realschule in Oberstrasse.
Si sveglia alle 6.35. La madre è già fuori di casa, e quando entra in cucina di solito è già vestito: una camicia bianca col colletto inamidato, i bottoni della giacca nera lucidati la sera prima con un pezzo di feltro, i pantaloncini che scendono sulle ginocchia, le scarpe nere strofinate, appena è sceso dal letto, con la margarina.
Anna, la madre di Chris, lavora alla mensa degli impiegati del Ministero dell’Interno. Alle 6.15 legge il giornale, seduta su una panchina verde accanto alla fermata del tram. « Leggi il seguito di questo articolo »
Primavera, pianelle e gelati al limon
dicembre 2nd, 2010 § Lascia un commento
Mi chiamo Marco L. e cammino nella città eterna.
L’estate passerà, lasciando odore di piscio agli angoli delle strade, nelle cabine telefoniche abbandonate, vicino ai muretti, sotto le panchine nei parchi.
Ora è primavera e il cuore della città è vivo.Questa è la stagione in cui i giorni passano come gelati al limone, e io cammino nella città dove il papa dorme e i sogni hanno le pianelle rosse. L’intellighenzia è viva ma passa il tempo a dattilografare resoconti di pianelle e discorsetti. Gli internet point si affollano di uomini con la pelle scura e l’alito di curcuma. « Leggi il seguito di questo articolo »
NON MI PIACCIONO I CICCIONI PERò NEANCHE TANTO I MAGRI
ottobre 19th, 2010 § Lascia un commento
NON MI PIACCIONO I CICCIONI PERò NEANCHE TANTO I MAGRI
Se solo avessi voluto (in testa ho la parola potuto, perché penso sempre che qualcosa mi impedisca di fare qualcos’altro, chissà perché), mi sarebbero bastati 40, che dico, 30 minuti al giorno di palestra.
Ora, io non sono palestrato, non mi vedete ma ve lo posso assicurare. Non sono grosso perché non ho potuto. Sono magro. E ho la testa piccola. Perciò mi faccio crescere i capelli, perché la mia testa è piccola e allungata come quella di un uccello con la testa piccola e allungata. Non so niente di uccelli. La mia ragazza sì. Lei dice che non ho la corporatura giusta, dice che la carne sulle mie ossa non è abbastanza, dura.









