Lo scarto

agosto 3, 2016 § Lascia un commento

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C’è una storia, da qualche parte in questa storia, di cui non ricordo il senso. Forse perché viviamo in una stanza senza luce, in una città senza abitanti, con un noi che non esiste. Sono solo. Vivo da solo in questo luogo di cui non ricordo la topografia. So che esiste perché lo vedo, e so che ciò che ho raccontato è vero perché lo ricordo. Ricordo Rue du Pélican e l’odore della pioggia e il suono della città e il colore delle sue unghie. Non so che cosa sia accaduto a questo noi che compare ovunque nei miei sogni. Mi sveglio coperto dalla polvere, sudato, in un letto che assomiglia a una gabbia. I miei carcerieri volano sulla città deserta e parlano una lingua di vocali infinite. Parlano solo quando non li guardo. Parlano molto, se non li guardo. Volano sulla città come falchi, posso sentirli arrivare molto prima di vederli comparire attraverso la finestra aperta, dal letto che assomiglia a una gabbia. Mi portano cibo in scatola e lattine di polveri che mischio sempre nella stessa scodella e che mangio seduto sul letto, a gambe incrociate. I miei carcerieri non sono persecutori, e ora che ci penso forse non sono neanche carcerieri. Non sono mai stato vessato o torturato o deriso o umiliato. Non sono mai stato interrogato. Mi hanno nutrito e protetto. So che non sono nato nella gabbia e so che ciò che ricordo nei sogni è esistito. So che da qualche parte, nella giungla, tra le foreste che resistono, nelle notti in cui la luce sbriciola le ombre, uomini e donne come me si alzano dal loro letto di foglie e restano in ascolto. So che riusciamo a sentirci, ogni tanto, quando il vento si alza e cresce, e che parliamo lingue che venivano lette dai libri scomparsi. So anche del bruciore che si infila nelle narici e promuove alluvioni, quando penso a lei e al significato di questa storia. Sembra di essere morti, penso svegliandomi. Ma poi ricordo tutta la trama vissuta con gli occhi chiusi e mi tocco la faccia per sentire le lacrime, e sento che fuori, nello spazio che cresce, c’è sempre qualcosa che posso scoprire, una verità rimasta ferma in un sogno, non riaffiorata, non emersa, una verità che aprirà la gabbia e spiegherà tutto questo. Semplice come l’acqua.

Il nostro Jean, il racconto a cui si riferisce Lo scarto:
http://www.terranullius.it/terranullius/narrazioni/94-racconti/776-il-nostro-jean-marco-lupo

 

Il nostro Jean – racconto

giugno 14, 2016 § Lascia un commento

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“C’è una strada, da qualche parte a Parigi, di cui non ricordo il nome. Una strada senza porte, coperta da un’ombra che cresce nelle notti di nebbia, che non accoglie nessuno da anni. Sui muri e sulle pietre che delimitano questa strada ci sono disegni di porti scomparsi nella tempesta e foche monache che cantano come sirene e marinai dal collo tatuato che cullano croci e stanze minuscole affrescate a memoria, stanze in cui i mobili non lasciano spazio al pavimento e stanze in cui il tempo ha disintegrato gli oggetti. C’è una marea di figure che implodono, sui muri della strada parigina, e in pochi hanno avuto la fortuna di toccarle con mano.”

Il racconto completo è su TerraNullius:
http://www.terranullius.it/terranullius/narrazioni/94-racconti/776-il-nostro-jean-marco-lupo

Gli emigrati

maggio 5, 2016 § Lascia un commento

gli emigrati

«Non esistono né un passato né un futuro. In ogni caso non per me. I ricordi frammentari che mi assillano finiscono per trasformarsi in idee fisse. Quando penso alla Germania, ecco sorgere nella mia mente un’impressione di follia. « Leggi il seguito di questo articolo »

Discorso sul metodo

aprile 16, 2016 § Lascia un commento

Fertig los (2)-minQuindi Lipsia, il freddo e la luce del nord.
È coperto, ha mangiato e ha trovato il tempo di riposarsi per un’ora, nella sua camera d’albergo con affaccio sulla nebbia. Giornate come questa, nella sua vita, ne ha attraversate moltissime. L’umido che penetra attraverso i vestiti, la sensazione di aver dimenticato qualcosa prima di prendere il volo e di atterrare, quel vago sapore di inconsistenza, di irrealtà, ogni volta che un piede supera l’altro sulle strade di una città sconosciuta, una città di cui ha letto storia e radici durante l’attesa in aeroporto, una città che si apre come un libro dalle pagine crespe, macchiate in punti marginali, vergate in un paragrafo da una mano scomparsa da tempo.

Il racconto completo è su TerraNullius:
http://www.terranullius.it/terranullius/narrazioni/94-racconti/765-discorso-sul-metodo-marco-lupo

Luciano Funetta – Dalle rovine

aprile 2, 2016 § Lascia un commento

dalle rovineNe parleranno ancora e ne parleranno a lungo.
Leggere le prime pagine e ringraziare la notte e il materasso che ci accoglie.
Al termine della notte, ringraziare la carta che ci ha raccontato quella storia, e disporre i ricordi come se fossero oracoli.

Le prime pagine sono a vostra disposizione: https://medium.com/libreria-francavillese/le-creature-superiori-dalle-rovine-luciano-funetta-b40d4ade2d8#.4cfcijub7
Il libro lo trovate ovunque.

Luciano Funetta vive a Roma. Ha pubblicato molti racconti e saggi.
Se gli scrivete risponde.

La stanza

marzo 13, 2016 § Lascia un commento

Questo pezzo è comparso sullo speciale di dicembre di Cadillac, Madeleine.
A cura di Margherita Galiano, redazione di Marco Montanaro, impaginazione di Manfredi Damasco e copertina di Andrea Serio.

 

L’odore dei piedi nascosti nella stanza chiusa da giorni. Trascinati nudi agli angoli, infilati tra gli archi di libri posati a caso per diventare pile, colonne, giardini di sogni altrui. Nelle notti d’estate i piedi lasciano orme di una pastella scura, affastellata nei passaggi da un angolo all’altro. Nelle notti d’inverno i piedi risuonano dello scricchiolio di un’artrite precoce, attutiti da uno strato di lana indurito. Le tracce della caviglia accavallata sul ginocchio, i segni della pelle incisa dalle gambe intrecciate, le ombre dei peli stirati dalla pressione, dalle ore perdute in posizioni di cui solo l’odore ha memoria. « Leggi il seguito di questo articolo »

Crăciun

febbraio 21, 2016 § Lascia un commento

Crăciun è la confessione di un uomo ed è la storia di un viaggio.

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“Trieste è nocciola, ha boschi e un mare che luccica.
Eravamo in tre. Siamo arrivati a Trieste e non eravamo più noi.
Quando ricordo Trieste vedo soltanto il colore, non riconosco case e strade. Vedo soltanto nocciola.”

Il racconto completo: http://www.terranullius.it/terranullius/narrazioni/94-racconti/751-craciun-marco-lupo

Tre lettere – un racconto

dicembre 27, 2015 § Lascia un commento

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Ricordo l’anno trascorso con questo racconto scritto dodici mesi fa. Tre lettere parla di fuggiaschi sulle orme di Robert Walser e di tre lettere:
la prima è di Luis Cernuda, e arriva da Città del Messico (mai recapitata);
la seconda è di Stig Dagerman e arriva da Stoccolma;
la terza è di Uwe Johnson e arriva da Sheerness.

Sorgente: Tre lettere – un racconto

Morfina (una riscrittura)

dicembre 18, 2015 § Lascia un commento

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Illustrazione di Fabio Cesaratto

La gente arriva alla morfina per vie traverse. Io sono arrivato alla morfina per vie traverse. Tutti arrivano alla morfina per vie traverse. C’era la guerra, ne parlavano tutti, si alzavano e si sedevano, si addormentavano e si toccavano, e sempre la guerra c’era. Bisognava ignorarla, pensavo, anche se vivevo in un paese neutrale.

Su la chianca, un mio racconto, una riscrittura di un pezzo di Friedrich Glauser del 1932: Morfina.

Madeleine, 1 dicembre 2016

dicembre 1, 2015 § Lascia un commento

Cadillac

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Conservo una memoria eccezionale, penso perfino abbastanza prodigiosa, di tutti i luoghi in cui ho dormito, fatta eccezione per quelli della mia prima infanzia – sin verso la fine della guerra – che si confondono tutti nel grigiore indifferenziato di un dormitorio di collegio. Per gli altri, mi basta semplicemente, quando sono a letto, chiudere gli occhi e pensare con un minimo di applicazione a un luogo determinato, perché quasi istantaneamente tutti i particolari della camera, la posizione delle porte e delle finestre, la disposizione dei mobili, mi tornino in mente, perché, più precisamente ancora, io provi la sensazione quasi fisica di essere di nuovo disteso in quella camera…Lo spazio risuscitato della camera basta a ravvivare, a far rivivere, a riportare a galla i ricordi più fuggevoli e più insignificanti così come i più essenziali. La sola certezza cenestesica del mio corpo nel letto, la sola certezza topografica del…

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Gli ultimi giorni

novembre 28, 2015 § Lascia un commento

Contemplazione- Mario Fani

C’è una caverna, siamo nei Balcani, è l’età della pietra. C’è una stalla, siamo in Cisgiordania, è l’età dei romani. Siamo ad Asmara, Eritrea, è l’età delle colonie. C’è Thomas de Quincey, siamo a Königsberg, è l’età della moltiplicazione.

http://www.terranullius.it/terranullius/narrazioni/94-racconti/737-gli-ultimi-giorni-marco-lupo

 

Adrián N. Bravi – L’inondazione

novembre 10, 2015 § Lascia un commento

Adrián N. Bravi

L’inondazione

nottetempo, settembre 2015

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Morales è un uomo che ha perso la moglie, che ha un figlio che vive di espedienti e di giocate d’azzardo, che vive in un paese come ce ne sono tanti. L’inondazione allaga e copre le strade, modifica la topografia e caccia i vicini di casa. Morales resta l’ultimo uomo in paese. Usa una barca per salutare la moglie, per parlarle. Rema per raggiungere un’osteria e farsi un cicchetto. Rema e lascia scorrere i giorni sul paese scomparso. Vive in soffitta e aspetta.

Adrián N. Bravi (San Fernando, Buenos Aires, 1963), vive a Recanati e lavora come bibliotecario presso l’università di Macerata. Se gli scrivete risponde.

Storia di un romanzo

ottobre 22, 2015 § Lascia un commento

wolfeCredo che questo sia uno dei problemi più penosi e complessi che uno scrittore debba affrontare. Sembra realmente che la ragione per cui uno scrittore scrive un libro sia per dimenticarlo mentre quella per cui un lettore lo legge sia per ricordarlo, e il conflitto tra queste due premesse produce a volte una strana incredibile situazione.

Storia di un romanzo, Thomas Wolfe, traduzione di Igina Tattoni, Fazi

Che cosa

agosto 17, 2015 § Lascia un commento

UVA II: Jan Peter Tripp, 1988

UVA II: Jan Peter Tripp, 1988

«Che cosa significano queste analogie, queste sovrapposizioni, queste corrispondenze? Sono solo scherzi della memoria, solo inganni dei sensi o allucinazioni, o evocano invece schemi di un ordine a noi incomprensibile, inseriti secondo un programma nel caos dei rapporti umani e tali da estendersi parimenti ai vivi e ai morti?»

Sebald, Soggiorno in una casa di campagna, Adelphi, traduzione di Ada Vigliani

soggiorno in una casa di campagna

BILE

agosto 13, 2015 § Lascia un commento

VERDE RIVISTA

p.1 VERDE 7Verde 7, dicembre 2012

Marco Lupo nasce in Germania, a Heidelberg. C’è una base della NATO, lì dove nasce, e impara presto la differenza tra le parole muro e prato. Da piccolo volevo fare l’archeologo. C’era tutta quella polvere, nei musei. Mi piaceva. I custodi, soprattutto. Torna alla terza persona. Scrive racconti inutili per antologie diversamente utili. Pubblica diversi racconti su riviste, fanzine, carte da pacchi, frigoriferi vintage, finestre troppo piccole. Nel 2001 lavora come operaio in una fabbrica di bottoni. Da allora non ha mai smesso di scrivere. Redattore di TerraNullius, è uno dei direttori artistici del FLEP! (il primo Festival delle letterature popolari), creatore di Mai Morti (curato a quattro mani con Luca Moretti ed edito da Dissensi), sta scrivendo un romanzo su ciò che sa dell’immigrazione. Per il resto, ha un neo sul naso.
Bile è stato pubblicato nel dicembre 2012 in Verde 7

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El caso mosca – Su LA EMBOSCADURA

giugno 16, 2015 § Lascia un commento

Joyce and Beach, Frans StrousLa Emboscadura – Casa de Letras publica “El caso mosca”en la celebración del Bloomsday 2015 gracias a la cortesía de su autor. Traducción de Luciano Funetta y Silvio Bolaño.

Trabajar en una librería es como ponerse las gafas de Orwell y desempolvar estanterías perdidas en un otoño de hace ochenta años, arrodillándose en una librería de ocasión en Londres. El librero aprende a conocer las respuestas a preguntas formuladas según las leyes de la patafísica, en las cuales los títulos se mezclan con otros titulos y los autores cenan en el banquete de los nombres mal recordados y peor pronunciados. Puedes llamarlo oficio o terapia de grupo, llámalo voz del verbo escuchar y confía en la arena del tiempo, escucha el rezo de los solitarios y el soliloquio de los que fingen haber leído libros que nunca leerían. Refugio al confín del universo de las cosas reales, atrae cuerpos que van a encorvarse olvidando convenciones y practicas estéticas difusas. Dementes, alcohólicos, obsesionados por el verbo y por las tapas, poetas que se improvisan dadaístas y dejan escondidos mensajes de amor entre las páginas de novelas oscuras, buscadores de textos escasos que disfrutan al sentirse respondidos siempre con el mismo tono, que te miran como si no existiera ninguna cápsula espacial sobre la superficie misteriosa de Marte.

http://laemboscaduraeditorial.blogspot.it/2015/06/el-caso-mosca-por-marco-lupo.html?view=classic

Il caso mosca – James Joyce, Leopold Bloom, Sylvia Beach e il mistero del punto

giugno 16, 2015 § Lascia un commento

Sylvia Beach e James Joyce

Perché oggi è il giorno di Leopold Bloom, perché l’Ulysses di Joyce è un libro su cui si sono abbattute per decenni le presse della censura e della morale, perché si parla di un punto che non dovrebbe essere un punto ma soltanto uno spazio bianco, perché un irlandese di nome O’Sullivan mi ha raccontato la storia di un litigio infinito tra Sylvia Beach e James Joyce.
E poi sono molto felice perché la rivista internazionale La Emboscadura pubblicherà questo omaggio in lingua spagnola.

http://www.terranullius.it/terranullius/narrazioni/38-santi-eroi-a-scrittori/718-il-caso-mosca-marco-lupo

June 16, 1904, Bloomsday su TerraNullius

giugno 14, 2015 § Lascia un commento

Il 16 giugno festeggeremo il Bloomsday su TerraNullius: http://www.terranullius.it/

Il 16 giugno festeggeremo il Bloomsday su TerraNullius: http://www.terranullius.it/

La radice

maggio 28, 2015 § Lascia un commento

Teresa-Elliott-Dipinto-a-olio-Bambini-nel-fango

Strappavamo le radici facendo perno su un piede. Ci piaceva il rumore della fibra che si disintegrava in un punto preciso tra la terra e le nostre scarpe sporche di fango. Una volta strappate abbastanza radici, le infilavamo in un sacchetto di plastica. Ognuno di noi aveva un coltellino svizzero con cui tagliare le estremità e ripulire la scorza scura e affumicata. Ci sedevamo in cerchio in un campo abbandonato, a pochi metri dall’ingresso del cimitero. Lavoravamo finché c’era luce, e la luce dei campi era generosa e lenta, e all’ultimo fremeva con un bagliore che saliva fino alla torre saracena e si spegneva oltre la scogliera nera.
Tornavamo in paese con le tasche piene di liquirizie e ci fermavamo alla prima fontana libera. Le bagnavamo a lungo sotto lo scroscio dell’acqua e poi le lasciavamo asciugare su una panchina. Ormai fradici e con le scarpe incrostate salivamo sulle biciclette e tornavamo a casa.

Il racconto completo: http://www.terranullius.it/terranullius/narrazioni/94-racconti/714-la-radice-marco-lupo

Il sogno di Naduah

aprile 21, 2015 § Lascia un commento

Breve storia di Cynthia Ann Parker

Breve storia di Cynthia Ann Parker

Il sogno di Naduah è la storia sognata sul sedile posteriore di una berlina nell’estate del 1995: racconta di Cynthia Ann Parker, una bambina rapita da guerrieri Comanche cresciuta nella lingua dei padri adottivi, che amò un capo indiano, che fu amata da un popolo di frontiera, che fu nuovamente strappata alla sua vita, al fiume Navasota che scorreva accanto al campo dove crescevano i suoi figli.

Un racconto raccontato da cavalli.

http://www.terranullius.it/terranullius/narrazioni/94-racconti/696-il-sogno-di-naduah-marco-lupo

Günter Wallraff e la miseria degli anni Dieci

marzo 24, 2015 § Lascia un commento

Wallraff WantedSe fossi Wallraff mi infilerei le scarpe bucate che usavo in fabbrica, la vecchia tuta da lavoro consumata sui polsi e con il colletto sfibrato. Se fossi lui mi farei crescere i baffi. Mi dipingerei il viso, il collo, le braccia e le mani. Farei esercizi di fronte a uno specchio: come parla un uomo che ha perso il lavoro. Se fossi Wallraff avrei documenti falsi e farei code lunghissime in giornate senza fine. Alla fine mi darebbero un lavoro, in qualche posto oscuro, tra pareti scrostate e uomini che non parlano la mia lingua. Mi darebbero anche una paga da fame, un orario che mi trancia il respiro e punti saldi nell’archivio delle offese subite. Se fossi Wallraff farei questa vita per tutta la vita. E poi direi come stanno le cose.

Il link al pezzo: http://www.terranullius.it/terranullius/narrazioni/38-santi-eroi-a-scrittori/687-wallraffg

Stig Dagerman. Scendere in basso è più lecito che soccombere

febbraio 24, 2015 § Lascia un commento

Su TerraNullius un mio pezzo su Autunno tedesco di Stig Dagerman, pubblicato da Lindau nel 2007.stig dagerman

http://www.terranullius.it/terranullius/narrazioni/46-la-biblioteca-essenziale/678-stig-dagerman-scendere-in-basso-e-piu-lecito-che-soccombere-marco-lupo

Nel 1946 Dagerman ha ventitré anni, vive in Svezia, ha appena pubblicato Ormen (Il serpente) e sta per uscire il suo romanzo più difficile, De dömdas ö (L’isola dei condannati). L’Expressen lo contatta per chiedergli di attraversare i confini ristabiliti dalla guerra: hanno scelto lui per una serie di reportage dalla Germania del dopoguerra; Dagerman accetta e arriva il 15 ottobre in territorio tedesco, accolto da un autunno freddo e piovoso. Lo colpisce subito «il flusso inesauribile di profughi che ha sommerso la pianura tedesca dalla regione intorno al basso Reno e alla bassa Elba fino ai ventosi altipiani intorno a Monaco». Entra nelle città bombardate e ridotte in cenere di un popolo giudicato colpevole di nazismo e di genocidio, considerato incapace di intendere e di volere, spartito tra quattro invasori che osservano la fame e il freddo farsi strada ovunque.

Dalla vita di un fauno

gennaio 25, 2015 § Lascia un commento

Arno SchmidtIn Aus dem Leben eines Fauns Arno Schmidt scriveva: «La “grande” storia non è niente: fredda, impersonale, implausibile, sommaria (falsa per giunta): io voglio solo le “antichità private”; lì c’è vita e segreto».

«’Große’ Geschichte ist nichts: kalt, unpersönlich, unüberzeugend, übersichten (falsch dazu): ich will nur die ‘Privataltertünmer’; da ist Leben und Geheimnis.»

La nebbia si alzò nella notte del ventesimo giorno

gennaio 20, 2015 § Lascia un commento

La nebbia si alzò nella notte del ventesimo giorno – un racconto breve su TerraNullius

henry pether

“La nebbia, che può nascondere la città agli uomini fino a farli impazzire, si può alzare nelle notti di gelo e può crescere per giorni e notti. Le luci restano l’unica architettura umana capace di resistere a questa forza che avanza dalle pareti delle montagne e che cala sui quartieri trasformandoli in aree di sosta per sonnambuli e insonni.”

Tre lettere – un racconto

dicembre 30, 2014 § 1 Commento

“Le ho raccontato della vita in città, degli uomini che attraversano i corridoi della redazione in cui lavoro, delle occasioni perdute che rintraccio nella pigrizia, della facilità con cui si scrivono idiozie, del modo in cui il direttore mi comunica le sue opinioni, del suo collo troppo esteso, di queste esistenze che affiorano dalle pagine e di come nessuno abbia interesse a coglierle. Non mi ha ascoltato. Parlandole vedevo che muoveva la testa su e giù e mi guardava negli occhi senza mai richiuderli, infliggendo alle ciglia una posizione innaturale.”

Tre lettere – un racconto: su http://www.terranullius.it/terranullius/narrazioni/94-racconti/659-tre-lettere-marco-lupo

Il 29 dicembre su Terranullius

dicembre 9, 2014 § Lascia un commento

uwe johnson

Uwe Johnson

luis cernuda

Luis Cernuda

stig dagerman

Stig Dagerman

Tre
lettere

TRE DOMANDE PER MATTEO PERICOLI – una breve intervista di Marco Lupo

novembre 11, 2014 § Lascia un commento

Libreria Internazionale Luxemburg

Tre domande per Matteo Pericoli

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1.
Per riuscire a focalizzarsi su quanto la forma e l’architettura siano presenti in un romanzo, basterebbe leggere uno stralcio a caso da un romanzo di Robert Stevenson, di Oscar Wilde, di Dickens. John Ruskin, critico d’arte del periodo Vittoriano, era convinto che gli scrittori e gli architetti fossero artigiani che lavoravano spinti dallo stesso principio: dare una forma personale al tempo e allo spazio.
L’idea delle finestre di Matteo Pericoli si riconnette alla meravigliosa tradizione letteraria e architettonica degli ultimi due secoli, estendendola in uno spazio limitato eppure infinito; lo sguardo. Matteo, come sono nate le finestre degli scrittori che hai disegnato?

MATTEO PERICOLI

Sono nate, come probabilmente tutti i miei progetti, da un desiderio, da una curiosità, da una cosa piccola che poi è cresciuta. Guardando indietro, mi pare di intravedere una sorta di percorso che può quasi apparire lineare e causale, voluto…

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Fuga dal Campo 14

novembre 4, 2014 § Lascia un commento

ShinHo conosciuto un sopravvissuto che mi ha piegato la pelle, che mi ha parlato come può fare un sopravvissuto con un salvato. Io sono salvato, sono pulito, sono nato libero e mi arrovello su faccende facili, a volte difficili, ma mai terribili. Io non discuto di morte. Io non convivo con aguzzini e non conosco carnefici. Io non ho visto uomini che imbracciano fucili per colpire donne e uomini che moriranno. Io non tradisco per un piatto di cavoli stufati. Io non so che cosa significa farlo. Io non conosco il bruciore improvviso degli elettrodi sulla mia pelle. Io ignoro le umiliazioni, le marce forzate, le dita spezzate nei canali a forza di scavarli. Io ho paura, ma la natura della mia paura è comprensibile a molti. Io non conosco una paura che ti toglie lo spazio e ti impone di nascere per essere schiavo in un presente parallelo al mio. Io non capisco la legge dei tuoi occhi. Dicono che un sopravvissuto abbia un marchio tatuato sulla fronte. Dicono il vero e dicono il falso.

“Fuga dal Campo 14” è la mia preghiera per Shin Dong-hyuk, l’unico essere umano che sia riuscito a fuggire dal Campo 14, un incubo grande quanto Los Angeles tra le pianure nordcoreane.

Il link al pezzo completo: http://www.terranullius.it/terranullius/narrazioni/39-bloodbath/633-fuga-dal-campo-14

Uno stralcio, una bozza, un frammento

settembre 7, 2014 § 7 commenti

Rogier van der Weyden, Deposizione, dettaglio del volto di Giuseppe d'Arimatea

«Lei è mai vissuto in un’epoca che non fosse di transizione?»

Péter Esterházy, Il libro di Hrabal

Parlandone socchiudeva gli occhi e abbassava la voce. Diceva cose sulla divisa, sul fatto di essere in un territorio nuovo, barbaro. Diceva che la divisa ti cambia. La divisa del lavoratore che viene indossata, diceva, è un territorio vergine di cui non puoi immaginare i confini. Devi fare uno sforzo di immaginazione. Oppure dovresti provare. Diceva, provare significa indossare la divisa blu o la divisa gialla, partire da casa con la preoccupazione della divisa pulita, in ordine. Questo è il primo passo. L’ultimo passo è tornare a casa con la preoccupazione di lavare la divisa, di fare in modo di avere due divise. Una la passa l’azienda per cui lavori, l’altra la acquisti. La sera, dopo il turno, dopo le ore di lavoro che hanno un limite che può essere sempre travalicato, torni a casa e lavi la divisa usata. La lavi nella vasca da bagno, in ginocchio, e sfreghi il sapone sulla stoffa all’altezza delle ascelle, sul colletto già emaciato, sul tessuto che farai asciugare sul termosifone acceso. I passi da fare sono tanti, tra la divisa appena indossata e la divisa che stai per lavare. I punti attraversano tutti la stessa retta, lo stesso campo. « Leggi il seguito di questo articolo »

Una visita a Pasternàk – Angelo Maria Ripellino

agosto 7, 2014 § Lascia un commento

Una visita a Pasternàk*

Conobbi  Evtušenko a Mosca la sera del 14 settembre 1957. Il giovanissimo poeta, dagli occhi irrequieti, arruffato e impetuoso, irruppe nella mia stanza d’albergo per condurmi da Zabolockij. Gli si era sdrucita in un punto la fodera della giacca, e per prima cosa si sforzò di convincermi che Chlébnikov, al suo posto, l’avrebbe stracciata tutta, estraendola come pelle di serpente. Nell’auto che ci portava da Zabolockij prendemmo a discorrere dei poeti scomparsi nei Lager o perseguitati. E a un tratto entrò nel dialogo la magica immagine di Pasternàk. Decidemmo d’un colpo di fargli visita senza preavviso, a Peredélkino, il giorno seguente. A quei tempi circolava per Mosca questo epigramma di Evtušenko: «Sempre di più la critica ritiene – il Pasternàk astruso per la gente, – ed io invece lo comprendo bene: – che del popolo io sia più intelligente?».

Il 15 settembre, alle tre del pomeriggio, correvamo su una «Zis» verso Peredélkino. La strada passava fra densi boschi di bianche betulle. Era domenica e giovani coppie ballavano sul verde dei prati, al suono di fisarmoniche.

All’ingresso dPasternakella dacia, che ormai sembra far parte d’una topografia onirica, incontrammo la moglie del poeta, in un nero vestito all’antica, da cui pendeva una nera corda di stoffa: il contegnoso vestito e i capelli tinti di nero le davano l’aria d’una stanca diva del muto. Due cani abbaiarono. Poi, come scollandosi dal tronco di un albero, apparve Borís Leonidovič Pasternàk in giacca di tela azzurra e calzoni di tela color latte: cordiale, con gli occhi sgranati, barcollante come un sonnambulo.

Riconobbe subito Evtušenko, e gli chiese se io fossi un poeta georgiano. Non c’eravamo mai visti, sebbene mi avesse inviato alcune lettere in risposta ai miei dubbi e quesiti, chiarendomi, mentre lo traducevo, le zone oscure dei suoi versi, le allusioni indecifrabili. Quando Evtušenko gli disse il mio nome, mi abbracciò alla russa, effondendo un torrente di generose espressioni. Passeggiammo per più di mezz’ora dinanzi al poggiolo adorno di violacciocche. Si lasciò fotografare, assumendo un aspetto accigliato. Sentivi che recitava il suo personaggio, che si muoveva fra quella natura smagliante, come fra le quinte di un palcoscenico. « Leggi il seguito di questo articolo »

Torino, Libreria Luxemburg: venerdì 11 luglio, alle 18, presenteremo “Un giorno triste così felice” di Lorenzo Iervolino, edito da 66thand2nd

giugno 26, 2014 § Lascia un commento

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Lo speciale su TerraNullius con i link alle recensioni:
http://www.terranullius.it/home/index.php/editoriali/609-editoriale-maggio-2014.html

Dalla recensione di Gabriele Santoro uscita su minima&moralia:
“Ai dirigenti del Botafogo, che gli proposero il primo contratto professionistico, rispose senza tentennamenti: «Voglio diventare un medico, e fare la mia parte per un Brasile democratico». Lo stipendio era funzionale al pagamento dell’università, e si laureò. Quel ragazzino, alto e magro, illuminava il gioco del calcio, che era una questione di ribellione, allegria, passione e fratellanza. Il gioco degli inglesi reinventato come attività artistica. Disegnava, con il pensiero e poi con il piede, traiettorie inimmaginabili per gli altri; dotato di un’intelligenza e una coscienza critica fuori dal comune. Leggeva, e amava, i grandi pensatori e filosofi greci quanto le opere di Jorge Amado e Gabriel Garcia Marquez. «Dovrebbe giocare di schiena con quel tacco che ha», sosteneva Pelé. Lui: «Colpivo la palla di tacco per farvi innamorare, mai un colpo inutile perché la bellezza è un bene necessario».

http://www.minimaetmoralia.it/wp/un-giorno-triste-cosi-felice-lorenzo-iervolino/

“Ser Campeão é Detalhe” (“Essere campione è un dettaglio”) è un documentario sulla Democracia Corinthiana. Dante Di Domenco lo ha tradotto e sottotitolato per Fútbologia.:
http://www.youtube.com/watch?v=U6QrBlexbWk

Il link per visitare le pagine dell’editore:
http://lnx.66thand2nd.com/libri/un-giorno-triste-cosi-felice/

Tallulah, Louisiana (quando Sherwood Anderson ascoltò la storia degli italiani linciati a Tallulah)

aprile 12, 2014 § Lascia un commento

Tallulah, Louisiana

“L’uomo ha una foresta nel nome: una quercia maggiore millenaria e una leggenda. Si è occupato di vernici, ha scritto lettere da Cuba durante una guerra, ha bevuto birre in un chiosco a Chicago per ore e ha parlato di come dovrebbe essere la vita senza il lavoro con tedeschi, irlandesi, inglesi e polacchi: nelle notti trascorse sui tavoli hanno discusso su quanto sia difficile scrivere e dipingere con una mano sul pomello della porta, sperando che i bambini non si sveglino, implorando tua moglie per un’ora di silenzio, dichiarandosi vinti ogni volta che una preghiera muta si rivelava irrealizzabile, ogni volta che un sorso di vino o una pinta di birra in più li spingeva ad urlare e a fare della lingua un ponte per trasportare la rabbia che li nutriva nei sogni, quando si vedevano chiusi nelle bolle di sapone trasparente, in volo su città inesistenti ma simili alle loro minuscole province, dove le case perdevano pezzi se non li ricucivi e dove i bambini piangevano se non li cullavi.

Il treno trasporta soldati e mercanzie come botti di birra e stoffe da rivendere nelle mercerie. Il treno attraversa lo stato libero dell’Ohio. In questa giornata fredda l’uomo che ascolta la storia si chiama Sherwood Anderson. Ha avuto modo di presentarsi all’uomo che gliela racconta nelle prime ore del viaggio: hanno condiviso il pane che uno dei due aveva acquistato da un fornaio senza un occhio, a qualche centinaio di metri dalla stazione di partenza; hanno bevuto dalla stessa bottiglia trasportata su strade sterrate e su fiumi; si sono raccontati storie di quando erano bambini e di come non lo sono più stati; hanno snocciolato nomi di persone ormai morte e nomi di persone mai riviste e hanno descritto i particolari dei lori visi e le circonflessioni delle loro lingue.”

Questo pezzo è uscito su TerraNullius, nella rubrica “Santi, eroi & scrittori“. Il link al pezzo completo: http://www.terranullius.it/terranullius/narrazioni/38-santi-eroi-a-scrittori/601-tallulah-louisiana-marco-lupo

Incontro con Sandro Bonvissuto (Dentro, Einaudi) al Flep! 2013

gennaio 24, 2014 § Lascia un commento

Il 22 settembre 2013, nella giornata di chiusura del FLEP! – Festival delle letterature popolari, abbiamo presentato il romanzo “Dentro” di Sandro Bonvissuto, edito da Einaudi. Abbiamo parlato di quelle cose a cui pensi prima di andare a dormire, delle ossessioni di un lettore, della scrittura come strumento di indagine, del tentativo etico di porsi delle domande, del percorso critico della scrittura che si proietta sulla lettura, dell’esplorazione possibile e della sua incompletezza, della letteratura che ci porta in posti dove non siamo mai stati e della letteratura che costruisce e amplia il concetto di male, dell’inverosimile che dilata la realtà percepita, del gioco dell’autore che culla architetture inesistenti fino al momento della lettura, del nutrimento.

http://www.terranullius.it/terranullius/flep/576-incontro-con-sandro-bonvissuto

Incontro con Gianfranco Calligarich

novembre 25, 2013 § Lascia un commento

Incontro con Gianfranco Calligarich

“Mi pare che gli scrittori si leggano tra di loro, mentre sono convinto che uno scrittore vero debba vedersela solo con gli scrittori morti.” Il mio incontro con Gianfranco Calligarich durante la II edizione del Flep! – Festival delle Letterature Popolari.

http://www.terranullius.it/terranullius/flep/563-incontro-con-gianfranco-calligarich

La malora di Beppe Fenoglio. Una lettura per la Biblioteca essenziale

novembre 21, 2013 § Lascia un commento

La malora di Beppe Fenoglio. Una lettura per la Biblioteca essenziale

La malora

Uscì nel 1954, nella storica collana “I gettoni”, due anni dopo I ventitre giorni della città di Alba. Fu presentato da Vittorini come un libro «per molti aspetti piú bello».

FLEP! Festival delle letterature popolari, dal 19 al 22 settembre, Roma

settembre 9, 2013 § Lascia un commento

FLEP! Festival delle letterature popolari, dal 19 al 22 settembre, Roma

Salvador Elizondo. Scrivo che scrivo.

luglio 28, 2013 § 2 commenti

Scrivo. Scrivo che scrivo. Mentalmente mi vedo scrivere che scrivo e posso anche vedermi vedere che scrivo. Mi ricordo che già scrivevo e anche che mi vedo scrivere che scrivevo. « Leggi il seguito di questo articolo »

Kafka, Cortázar, Bolaño e TerraNullius

luglio 26, 2013 § Lascia un commento

Kafka, Cortázar, Bolaño e TerraNullius

1883 – 1914 – 1953 – 2003 – Si chiude il calciomercato. La squadra del Flep! presenta i nuovi acquisti.

Un praghese, un argentino, un cileno, il vivaio romano. Quattro magliette celebrative per quattro anniversari. Quattro magliette e una borsa di tela per i tuoi libri: acquista le magliette e sostieni la squadra del Flep!
In prevendita da ieri su http://www.flep.tk

Scrittori che organizzano un festival di letteratura

luglio 16, 2013 § Lascia un commento

Scrittori che organizzano un festival di letteratura.

Sembra una di quelle storie in cui succede di tutto, in cui due degli organizzatori scompaiono durante la cerimonia di apertura, in cui nella seconda giornata accade qualcosa di incomprensibile che nessuno dei presenti potrà comprendere, in cui il terzo giorno è pieno di acqua che gronda sui vetri della serra e in cui gli scrittori invitati parlano una lingua viva che ad alcuni sembra già morta; il quarto giorno inizia molto presto, con la luce che cresce e filtra attraverso i roseti e le piante esotiche di cui nessuno dei presenti conosce i nomi.

Qualcuno degli scrittori penserà a Rigoni Stern e a Calvino. Qualcun altro a quel greco che scrisse di un ragazzo che si innamorò di una pianta. « Leggi il seguito di questo articolo »

FLEP! 2013 – Festival delle letterature popolari, Roma, dal 19 al 22 settembre

luglio 15, 2013 § Lascia un commento

Il portale del Flep!:

www.flep.tk

Qui puoi scaricare il programma completo del festival:

http://www.terranullius.it/flep/wp-content/uploads/2013/06/flep2013programma.pdf

Qui trovi il Press kit ufficiale:

http://www.terranullius.it/flep/wp-content/uploads/2013/06/press_kit_flep2013.zip

Immagine

Angelo Morino

luglio 5, 2013 § Lascia un commento

MorinoIn un’intervista di Ilide Carmignani, Angelo Morino racconta:

“Avevo conosciuto un traduttore dallo spagnolo molto noto allora, adesso scomparso: Enrico Cicogna, nel cui curriculum c’era la versione italiana di Cent’anni di solitudine. « Leggi il seguito di questo articolo »

La caccia (un racconto dedicato a James Ballard)

marzo 25, 2013 § Lascia un commento

La caccia, un racconto dedicato a James Ballard

“Ricordo che la luna cresceva sulla pianura desertica davanti alle nostre case, che cenammo in silenzio nella sala comune cercando di non guardare negli occhi i credenti, che un bambino fece cadere una brocca con succo di aloe e che i frammenti di vetro gli ferirono le mani e che il sangue si mischiò al succo e alle lacrime. I credenti dissero che era un segno. Dovevamo rispettare il ruscello e la valle e il bosco, dissero, e potevamo ancora tornare indietro, bastava smettere.”

LEGGI IL RACCONTO SU TERRANULLIUS: LA CACCIA

Fottuto Franz – un racconto uscito su TerraNullius

dicembre 18, 2012 § Lascia un commento

“C’è del bello nell’odio. Un profumo di anni che scivolano in appartamenti bombardati da spifferi e accerchiati da inquilini verdi e silenziosi. Il suono degli scalini di legno, lisci come il culo delle puttane di Praga est, pericolosi con la pioggia e mortali con la fretta.

Il bello dell’odio è che te lo ricordi sempre. Non c’è niente di meglio del peggio. Niente che possa competere con l’astrazione di un uomo, con il concepimento della sua colpa, con l’internamento della sua coscienza. Sembra difficile smettere di pensarlo, quell’odio, anche oggi, persino in questo letto che scende verso Treblinka, persino in questa maschera di plastica che suona come il trattore di un nano.

Tutto questo solo per amore. Buffo l’uomo, veramente. Ama e odia in parti uguali.”

LEGGI IL RACCONTO.

L’orrore ti fa a pezzi

maggio 3, 2012 § Lascia un commento

Henry Bumstead.jpg

1998. Guatemala.

Quattro uomini escono dalle loro case prima dell’alba. Il primo vive in una strada di case bianche e cancelli grigi. Il secondo vive in una villa su una collina, da dove può vedere i quartieri poveri dove le case sono bianche e i cancelli grigi. Il terzo vive fuori città, in un capanno per gli attrezzi, accanto a un lago artificiale dove abbondano le carpe. Il quarto non si sa dove viva. « Leggi il seguito di questo articolo »

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